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La storia del film si svolge durante il regno di Yeonsan (1476-1506), conosciuto in quel tempo come un sovrano dispotico e crudele. Il popolo pensa che abbia anche gravi problemi personali.
Jang-saeng è un clown spavaldo e con scarso rispetto per le autorità che abbandona la sua compagnia teatrale dopo che il suo amico Gong-gil, di cui è innamorato, è diventato sempre più spesso oggetto di morbose attenzioni da parte degli aristocratici locali e merce da vendere per il capo della compagnia.
Insieme partono per Hanyang (l’attuale Seoul) per iniziare una nuova vita. Qui, dopo aver ingaggiato altri “buffoni”, allestiscono una rappresentazione teatrale di gran successo che ironizza sul re Yeonsan e la sua concubina preferita.
Quando il re vede lo spettacolo, gli piace a tal punto da offrire loro una residenza a corte. Il re inizia però a prestare particolari attenzioni verso Gong-gil generando la feroce gelosia di Nok-su, la sua concubina, che progetta una diabolica vendetta. Lo spettacolo che i due clown allestiscono è quasi un film dentro al film, la finzione si confonde con la realtà quasi predicendola. Vietato in alcuni paesi, Cina in particolare, a causa della storia d?amore omosessuale raccontata, il film è record d’incassi nel paese d’origine, la Corea del Sud, dove ha venduto ben 12 milioni di biglietti su una popolazione di 48.

Diretto da Jun-ik Lee

Con:
Jin-Yeong Jeong
Woo-Seong Kam
Jun-Gi Lee
Seong-Yeon Kang

Sceneggiatura:
Seok-Hwan Choi

Fotografia:
Gil-Wung Ji

Musica:
Byeong-Wu Lee

Montatore:
Sang-Beom Kim

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Tra i romanzi coreani tradotti in italiano “Il figlio dell’uomo” di Yi Munyol è forse tra i più avvincenti. Un giallo d’ispirazione teologica con milioni di copie vendute in tutto il mondo. Lungo un sentiero di montagna viene ritrovato il corpo senza vita di uno sconosciuto, forse un vagabondo. La vittima si chiama Mi Yo-Sop e sulla sua morte dovrà indagare il sergente Nam, anonimo detective di provincia e aspirante scrittore. Per scoprire il colpevole Nam indagherà sul passato della vittima. Ma la figura di Min Yo-Sop è un enigma: geniale studente di teologia e apostata al tempo stesso, santo e peccatore, amico dei ladri e dei mendicanti, fratello delle prostitute, dei servi, dei posseduti, tutto e il contrario di tutto. Forse la verità si nasconde tra i fogli di un manoscritto incompiuto scritto dalla vittima, un racconto sulle vite parallele di Gesù e Assuero, alter ego di Min Yo-Sop. È in queste pagine misteriose che si cela il dubbio più atroce: chi fra Gesù e Assuero è il vero messia? Chi il vero “figlio dell’uomo”? L’autore Yi Munyol è nato in Corea del Sud nel 1948. Durante la guerra di Corea, il padre disertò fuggendo da solo nel Nord, esperienza che si riflette nella sua opera. Considerato il più importante scrittore coreano, ha ricevuto numerosi premi letterari e le sue opere, censurate in Corea del Nord, hanno venduto milioni di copie in Corea del Sud. È autore di numerosi romanzi, racconti e raccolte di saggi. “Il figlio dell’uomo” Yi Munyol Traduzione A. de Benedittis Bompiani € 16,50

(continua…)

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LA COREA IERI E OGGI

Conferenza e proiezioni di immagini
sulla Corea antica e contemporanea.
A cura di Giancarlo Pappagallo.

Giovedì 20 luglio 2006, ore 18,00.
Società Umanitaria.
Via Daverio 7, Milano.

www.calmomattino.it
www.umanitaria.it

Riferimenti: www.calmomattino.it

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Vincitore dell’ottava edizione dell’Udine Far East Film “Welcome To Dongmakgol” è una pellicola del regista coreano Park Kwang-hyun.

Dongmakgol è uno sperduto villaggio coreano in cui si svolge il film durante la guerra di Corea (1950-53).
In questo piccolo paesino, che più di un luogo reale è un luogo senza spazio e tempo, si rifugiano un gruppo di soldati nordcoreani, due soldati sudcoreani e perfino un pilota americano.
Ma la popolazione del luogo, totalmente isolata dal resto della Corea e del mondo, non è neanche a conoscenza dell’esistenza di una guerra.
Fuori dal mondo reale, in un luogo in cui le contraddizioni coesistono, le opposte fazioni di soldati, si scontrano ma verranno ben presto influenzati dallo spirito di fratellanza degli abitanti del piccolo paese….

Titolo originale: Welkeom Tu Dongmakgol
Interpreti: Jung Jae-young (Lee Su-hwa), Shin Ha-kyun (Pyo Hyun-chul), Kang Hye-jung (Yeo-il), Im Ha-ryong (Jang Young-hee), Seo Jae-kyung (Mun Sang-sang), Ryu Deok-hwan (Seo Taek-ki), Steve Taschler (Smith), Jung Jae-jin, Lee Yong-yi, Park Nam-hee, Jo Deok-hyun, Yoo Seung-mok, Jon Emm (Colonel), David Joseph Anselmo (Special Forces Commander), Leif Gantvoort (Major)
Sceneggiatura: Jang Jin, Park Kwang-hyun, Kim Joong
Produttore esecutivo: Jang Jin
Produttori: Lee Eun-ha, Ji Sang-hong
Fotografia: Choi Sang-ho
Luci: Lee Man-gyu
Effetti visivi: Jo Yi-seok
Supervisore effetti: Kim Joong
Montaggio: Choi Min-young
Musica: Hisaishi Jo
Direttore artistico: Lee Joon-seung
133′

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La Corea del futuro è nei progetti di oggi, ed uno dei progetti più ambiziosi ed interessanti è senz’altro la costruzione della “Digital Media City”, una vera e propria nuova città che sorgerà nella periferia della capitale sud-coreana Seoul.
Per la verità è già in costruzione e nel 2010 sarà inaugurata. Sarà una città dedicata totalmente all’alta tecnologia, al mondo dei media e dell’informazione, dove risiederanno i centri di ricerca e sviluppo delle più grandi multinazionali del settore tecnologico e mediatico. Faranno da contorno avveniristici centri culturali che mirano a farne una città non solo di ricerca e business ma una città di cultura.
È senz’altro uno dei progetti più importanti della Corea contemporanea che dimostra la volontà del paese di voler crescere ancora, investendo proprio in settori chiave come ricerca ed innovazione.
Per chi fosse interessato ad un “cyber tour”, si può visitare il sito in inglese dedicato interamente al progetto:

Digital City

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“ANTICO MODERNO”
Mostra personale di Koo Hwan Young

Inaugurazione: Martedì 11 Ottobre 2005 ore 18.
Durata: 11 Ottobre – 12 Novembre 2005.
Sede: Galleria Artetadino6, Via Tadino 6, Milano
Lunedì/Venerdì: 16.00/19.00
Sabato 10.00/12.30 – 16.00/19.00.

L’Ass. Italia-Corea “Calmo Mattino” è lieta di presentare la mostra di un artista coreano, Koo Hwan Young, realizzata in collaborazione con la Galleria d’Arte “ArteTadino6″.

Dal comunicato stampa della Galleria.

L’arte di Koo Hwan Young ha il grande merito di rappresentare una sintesi equilibrata della dialettica Oriente – Occidente, e di offrire uno sguardo contemporaneo su una cultura millenaria, quella coreana, ponendo a confronto il linguaggio artistico nazionale e gli influssi dell’arte occidentale, la tradizione e la sperimentazione.
Quello di Koo Hwan Young è un richiamo alle proprie origini, alle radici culturali, profondamente scosse dai radicali cambiamenti economici sociali e politici, che hanno inserito il suo paese sulla scena internazionale. Si tratta tuttavia di un atteggiamento che si potrebbe definire in una sola parola “pragmatico”, un atteggiamento di silenziosa consapevolezza alla ricerca di una propria “originale” individualità. Le sue opere, ricche di citazioni tecnico-visive comunicano un profondo e sincero sentimento di affetto per la propria terra d’origine.

Biografia dell’artista.

Koo Hwan Young è docente di “Visual Design” presso l’Università di Arte di Seoul.
È Direttore della “Visual Information Design Association of Korea”, nonché membro di altre importanti associazioni coreane legate al mondo del design e dell’arte fra cui la “Brand Design Association of Korea”, la “Korea Industrial Art’s Association” , la “Korean Society of Basic Design and Art” e la “Korean Fine Art Association”. E’ stato vincitore inoltre dell’ambito premio conferito dal governo coreano, per il miglior progetto di design industriale. Espone per la prima volta in Italia.

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