Le fragili e altalenanti relazioni tra la Repubblica di Corea (Corea del Sud) e la Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord) sembrano recentemente arrivate a un punto molto basso, con tutte le linee ufficiali di comunicazione sospese e un orizzonte nel quale si intravedono nuove e striscianti tensioni.

I due paesi, tecnicamente ancora in stato di guerra, hanno affrontato e superato diverse crisi nel passato più o meno recente, ma l’attuale situazione è particolarmente grave sulla scia dei recenti test nucleari e missilistici operati da Pyongyang.

Il 6 gennaio 2016 la Corea del Nord ha effettuato il suo quarto test nucleare – dopo i precedenti del 2006, 2009 e 2013 – generando un sisma di magnitudo 5.1 della scala Richter con epicentro a 49 chilometri a nord di Kilju, non lontano dal confine con la Cina. Il regime ha prontamente dichiarato di aver sperimentato una bomba a idrogeno – che rappresenterebbe un ulteriore passo in avanti per la tecnologia nordcoreana – dettaglio subito negato dagli analisti sudcoreani e americani.

Il test ha generato forte tensione tra le due Coree e nella comunità internazionale in un crescendo che ha portato, nel successivo mese di febbraio, alla chiusura del parco industriale di Kaesong. Nato nel 2002 sull’onda lunga della “sunshine policy” degli anni ’90, situato in territorio nordcoreano nei pressi del 38° parallelo e costituito come zona amministrativa speciale, il distretto di Kaesong ha rappresentato negli ultimi dieci anni l’unica e fattiva forma di collaborazione economica e politica tra i due paesi. Nella visione di lungo periodo sudcoreana, il distretto di Kaesong avrebbe dovuto fungere da trampolino di lancio per successive aperture della Corea del Nord a riforme economiche orientate al mercato, dando al contempo la possibilità a decine di migliaia di lavoratori nordcoreani di entrare in contatto con il mondo esterno. Con la sua chiusura, i due paesi hanno interrotto tutte le comunicazioni ufficiali.

Il 2 marzo 2016 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione n. 2270 con la quale, oltre a condannare il test nucleare, ha emesso delle pesanti sanzioni a carico della Corea del Nord. Detta risoluzione riprende parzialmente la precedente risoluzione n. 1718 del 14 ottobre 2006 – approvata successivamente al test nucleare di quei mesi – con la quale si vietava a tutti gli stati membri di trasferire alla Corea del Nord tecnologie, servizi, assistenza tecnica, materiali e beni che potessero essere utilizzati per produrre armi nucleari e di distruzione di massa. La risoluzione del 2016 vieta anche la fornitura di cibo, medicine e qualsiasi bene che possa in qualche modo supportare le capacità operative dei militari nordcoreani. Si invitano gli stati membri, inoltre, a porre particolare attenzione alle società, alle joint venture e ai trust costituiti all’estero dal governo nordcoreano o da persone ad esso collegate allo scopo di finanziare il programma nucleare. Completano il quadro le sanzioni adottate nel settore navale e aeronavale, fondamentale per i traffici illeciti della Corea del Nord, il congelamento degli assets appartenenti direttamente o indirettamente al governo, e molte altre restrizioni.

Come accaduto in passato, tuttavia, le risoluzioni e le condanne delle Nazioni Unite non hanno fermato le ambizioni nucleari di Pyongyang. La situazione, infatti, non accenna a raffreddarsi e il 17 aprile 2016 l’intelligence sudcoreana ha comunicato di aver registrato ingenti movimenti di veicoli e di attività umane presso il sito nucleare nordcoreano di Punngye-ri. Ciò porta a supporre che la Corea del Nord sia pronta ad effettuare il suo quinto esperimento nucleare in qualsiasi momento. Il 24 aprile 2016 il Nord ha effettuato l’ennesimo test missilistico sottomarino nelle acque del Mare dell’Est e, il giorno stesso, il Ministro degli Esteri nordcoreano Ri Su-yong ha comunicato, in un’intervista all’Associated Press, la disponibilità del paese a sospendere la preparazione del prossimo esperimento, in cambio dell’annullamento, improbabile, delle annuali esercitazioni militari congiunte USA-Corea del Sud.

Alcune settimane prima, invece, intervenendo al “Council on Foreign Relations” di New York, il Segretario alla Difesa americano Ashton Carter confermava il dispiegamento, entro pochi mesi, del sistema missilistico di difesa THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) in Corea del Sud. Questa mossa, di cui peraltro si parla da anni, trova una sponda molto importante nell’attuale Presidente sudcoreano Park Geun-hye, ma anche opposizione in parte della stessa politica sudcoreana e nell’attore regionale che ha più influenza sul regime di Pyongyang, la Cina. Pechino alterna ferme condanne ad approcci protettivi verso lo storico alleato e al tempo stesso è ormai il primo partner commerciale della Corea del Sud. Quest’ultima deve destreggiarsi tra politiche di sicurezza e difesa nazionale nell’ambito delle quali è imprescindibile la presenza americana a politiche economiche e commerciali che guardano principalmente a Pechino e al blocco euroasiatico.

Ad oggi, la situazione è molto calda e Kaesong ne rappresenta il termometro politico. Il distretto industriale, infatti, nonostante ripetute crisi tra le due Coree e alterne vicende, ha sempre rappresentato per le relazioni intercoreane del passato decennio l’ultimo anello di collegamento e la sua lunga e ininterrotta chiusura mostra quanto sia ampia la frattura. Un eventuale, ma molto probabile, esperimento nucleare nelle prossime settimane andrà a consolidare la crisi in corso e a ritardare a tempo indefinito il riavvicinamento tra le due Coree.

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L’agenzia di rating americana Moody’s ha rilasciato lunedì 17 aprile un report sulla Corea del Sud con il quale si comunica un ribasso dell’outlook per il sistema bancario da “stabile” a “negativo”. Il report prevede, inoltre, un leggero ribasso del tasso di crescita potenziale della Corea del Sud se il governo dovesse ulteriormente rimandare le riforme strutturali, persistendo un contesto economico negativo di bassi consumi interni e di economia cinese in rallentamento.

Nel report, inoltre, si esprimono forti preoccupazioni in relazione alla sconfitta del Saenury alle elezioni parlamentari della scorsa settimana in quanto la nuova conformazione politica dell’Assemblea Nazionale necessiterà un accordo tra i partiti per portare a termine i disegni di legge già predisposti.

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Ultim’ora: registrati movimenti presso il sito nucleare nordcoreano di Punggye-ri. Secondo l’intelligence di Seoul è in fase di organizzazione nuovo test nucleare, probabilmente all’inizio di maggio.

Fonte Yonhap:

“South Korea has recently detected a sharp increase in vehicle and human activities at North Korea’s Punggye-ri nuclear test site and concluded the country is likely to carry out an additional nuclear test before early May, officials said Sunday.
Compared to last month, the frequency of vehicle, workforce and equipment movements increased two- to threefold recently” at the nuclear test site in the country’s northeast, multiple government sources said.
 
 
This satellite photo provided by 38 North and Airbus Defense and Space shows brisk movements at North Korea’s Punggye-ri nuclear test site on April 11, 2016.
Related officials concluded that it is a convincing sign that North Korea is preparing for its fifth nuclear test, and they are keeping close tabs on the situation,” the sources said.
They said vehicles were seen moving in and out of the site’s North Portal tunnel, and they may be carrying nuclear technicians.
One of the sources indicated that since the start of April, there has been a growing increase in the movements of cars and humans, adding that, “If they are signs of nuclear test preparations, it seems (the preparations) are in the final stages.”
Concerns have been growing in recent weeks that Pyongyang could undertake additional military provocations like a nuclear detonation test as the country will hold its first congress of the ruling Workers’ Party of Korea in more than 30 years in early May.
In a series of recent warlike rhetoric, North Korea has also claimed to have secured key intercontinental ballistic missile technologies like the re-entry and engine technologies and threatened to conduct a “nuclear warhead detonation” test.
South Korea’s officials are now closely monitoring the nuclear site to detect if North Korea is preparing to test a miniaturized nuclear warhead as the country has claimed.
“If North Korea goes ahead with a fifth nuclear test, it may announce (after the test) a success in testing a miniaturized nuclear warhead that could be loaded onto an ICBM,” another source said.
In a related development, the U.S.-based website 38 North said last week that recent satellite imagery strongly indicates that North Korea has already begun or is set to start reprocessing spent nuclear fuel at its Yongbyon reactor site to harvest plutonium for nuclear weapons.
The reactor has provided Pyongyang with weapons-grade plutonium that the regime used in its first three nuclear tests: in 2006, 2009 and 2013. The North conducted its fourth nuclear test on Jan. 6, claiming it successfully detonated a hydrogen bomb.
South Korea has been certain that North Korea is technically ready to conduct a nuclear test at any time and the test would take place as soon as North Korean leader Kim Jong-un makes a decision.
South Korea predicts the test will likely come before the party congress.
The military provocation may further escalate tension on the Korean Peninsula following the North’s fourth nuclear test and a long-range rocket launch earlier this year.”

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Scossone politico in Corea del Sud. Si sono svolte ieri, 13 aprile, le consultazioni elettorali per l’Assemblea Nazionale che hanno registrato la sconfitta del partito di maggioranza Saenury, formazione di centrodestra che esprime anche l’attuale Presidente.

Dei 300 seggi totali di cui si compone l’Assemblea Nazionale, 122 vanno al Saenury, 123 al principale partito di opposizione di centrosinistra, il Minjoo, 38 al People’s Party e 17 alle varie formazioni politiche minori. Il conservatori perdono la maggioranza parlamentare dopo ben sedici anni.

La Corea del Sud è una Repubblica Presidenziale e le elezioni per il parlamento hanno da sempre rappresentato un test elettorale molto importante per il Presidente in carica. Non c’è alcun dubbio che l’attuale Presidente Park Geun Hye sia uscita piuttosto malconcia da questa prova. All’interno del partito è già cominciata la resa dei conti in vista delle prossime elezioni presidenziali che si svolgeranno tra circa un anno e mezzo.

A penalizzare il partito attualmente al governo sono stati senz’altro i temi economici. Un tasso di disoccupazione al 5%, con quella giovanile al 12-13%, una precarizzazione del lavoro e della società sempre più galoppante e un livello del debito privato delle famiglie in aumento che hanno generato un malcontento sociale senz’altro maggiore che negli anni passati. Di scarsa rilevanza la questione nordcoreana e le tematiche di politica internazionale in genere.

Da sottolineare il risultato elettorale del People’s Party, nuova formazione politica indipendente di centrosinistra, fondata recentemente dall’ex imprenditore Ahn Cheol Soo che, con il terzo posto e i suoi 38 seggi, acquista un peso politico fondamentale per gli equilibri parlamentari sudcoreani in quanto nessun altro partito possiede la maggioranza assoluta. Il sostanziale bipartitismo che ha caratterizzato la storia democratica della Corea del Sud lascia il posto a un blando tripartitismo.

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Il banchiere britannico Nigel Cowie, che ha vissuto e lavorato per circa vent’anni in Corea del Nord, ha costituito nel 2006 una società finanziaria, la DCB Finance Limited, per conto del regime nordcoreano, allo scopo di favorire la vendita illegale di armi a livello internazionale e così finanziare gli aggressivi programmi militari del paese. E’ quanto emerso in questi giorni a seguito della pubblicazione dei Panama Papers.

Il banchiere britannico si era trasferito in Corea del Nord nel 1995, quando Kim Jong Il era ancora al potere, per dirigere la banca nordcoreana Daedong Credit Bank. Nel 2006 ha poi cosituito la DCB Finance Limited, con sede legale alle Virgin Islands, insieme al funzionario nordcoreano Kim Chol Sam, usufruendo dei servizi di consulenza dello studio legale e tributario panamense Mossack Fonseca. In quegli stessi mesi la Corea del Nord subiva le sanzioni USA per il lancio di sette missili balistici ed effettuava il suo primo test nucleare sotteraneo, in conseguenza del quale le Nazioni Unite imposero il congelamento dei beni nordcoreani all’estero e ingenti limitazioni commerciali al paese.

Nel 2013, gli Stati Uniti hanno imposto pesanti restrizioni alla Daedong Bank e alla DCB Finance Limited. In tale occasione si accusavano la banca e la società di fornire “servizi finanziari” alle società nordcoreane “Korea Mining Development Corporation” e “Tanchon Commercial”, responsabili di vendere armi per finanziare il programma nucleare e missilistico del regime di Pyongyang.

Il Dipartimento del Tesoro americano sostiene che, almeno dal 2006, la Daedong Credit Bank avrebbe utilizzato la DCB Finance Limited per effettuare transazioni finanziarie internazionali e sfuggire ai controlli e alle restrizioni della comunità internazionale.

Dai Panama Papers emerge chiaramente che lo studio Mossack Fonseca non potesse non conoscere i diretti legami tra la costituenda società DCB Finance Limited e il regime nordcoreano visto che lo stesso Cowie, nell’atto di costituzione della società, avrebbe dichiarato di essere residente nella città di Pyongyang, e che uno dei due soci era di cittadinanza nordcoreana. Solo nel 2010, a seguito di specifiche richieste avanzate dalle autorità di controllo finanziario delle Virgin Islands, lo studio Mossack Fonseca ha sciolto il legame professionale con la DCB Finance Limited. L’anno successsivo Cowie ha ceduto le suo quote della DCB Finance ad un consorzio Cinese.

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Tredici cittadini della Corea del Nord, tutti impiegati in un ristorante nordcoreano sito all’estero, hanno chiesto asilo politico in Corea del Sud, rifugiandosi in un’Ambasciata. Lo ha confermato quest’oggi il Ministero per l’Unificazione sudcoreano.

Secondo quanto riferito in conferenza stampa a Seoul, si tratterebbe di un uomo, il manager del ristorante, e di dodici donne, tutti inviati all’estero dal Governo di Pyongyang per gestire il ristorante.

Al momento, l’identità dei rifugiati è tenuta segreta, come pure il paese di residenza, ma si potrebbe ipotizzare che vivessero in un paese del sud-est asiatico, quale Cambogia, Vietnam, Laos o Thailandia, dove in passato è già accaduto che nordcoreani si rifugiassero nell’Ambasciata del Sud. I tredici avrebbero deciso di fuggire dopo le ultime sanzioni imposte dall’ONU contro i recenti test nucleari e missilistici effettuati dalla Corea del Nord.

Il governo di Seoul presume che i disertori appartenessero alla classe media, sulla base del fatto che vi è pesante concorrenza tra i nordcoreani per essere inviati a lavorare in ristoranti all’estero, dove si può godere di più elevati standard di vita e di maggiori libertà.

La Corea del Nord gestisce direttamente ristoranti per acquisire valuta estera, ma il numero di clienti – la maggioranza dei quali sono sudcoreani – si è ridotto notevolmente dopo le sanzioni e i lavoratori sono sotto pressione da parte del governo della Corea del Nord.

La maggior parte dei ristoranti nordcoreani sono basati in Asia, in particolare Cina, Vietnam e Cambogia. L’unico ristorante della Corea del Nord in Europa – ad Amsterdam – ha chiuso lo scorso anno. Tre ristoranti in Cambogia hanno chiuso di recente.

La crisi e la chiusura di molti ristoranti e il rischio di dover rimpatriare ha spinto probabilmente i tredici nordcoreani alla fuga.

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Intervendendo al “Council on Foreign Relations” di New York, il Segretario alla Difesa americano Ashton Carter ha confermato che gli USA dispiegheranno in Corea del Sud, entro pochi mesi, il sistema missilistico di difesa THAAD (Terminal High Altitude Area Defense). Se ne parla da anni ma non si era mai giunti a nulla di concreto anche a causa della ferma opposizione della Cina, principale partner commerciale della Corea del Sud.

Il sistema THAAD può distruggere gli eventuali missili in arrivo dalla Corea del Nord quando essi hanno appena iniziato la loro fase terminale di volo. Il sistema THAAD costituisce un secondo anello di difesa dopo il sistema Patriot che può colpire i bersagli nemici solo a breve distanza, coprendo dunque una superficie molto più limitata.

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La riapertura dei rapporti politici ed economici tra Iran e USA costituisce un’importante opportunità non solo per l’Italia ma anche per la Corea del Sud. Seoul, già molto attiva diplomaticamente e commercialmente nell’area medio-orientale, ha aumentato del 102,40% le importazioni di petrolio dall’Iran nel mese di febbraio 2016 rispetto a febbraio 2015 (fonte Agenzia Nova). Le importazioni totali nazionali di greggio sono aumentate del 20,8% annuo, arrivando a 96,7 milioni di barili il mese scorso.

Nei giorni scorsi, invece, sono trapelate notizie relative alla realizzazione del gasdotto che dovrebbe collegare Iran e Oman attraverso lo stretto di Hormuz. Le autorità sudcoreane e iraniane sono in trattativa per offrire a Korea Gas Corporation (Kogas) la guida del progetto per la costruzione del gasdotto. Il progetto costerà circa 1,5 miliardi di dollari e sarà completato in tre fasi: la prima sezione collegherà i giacimenti iraniani allo Stretto di Hormuz, la seconda verrà realizzata in mare attraverso lo stretto, mentre la terza collegherà il tratto della condotta in mare il terminal di liquefazione del gas naturale in territorio omanita.

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E’ in corso in questi giorni a Seoul una missione politica e commerciale italiana guidata dal Ministero degli Affari Esteri e da Confindustria, insieme a 40 imprese e 8 associazioni industriali.

«I tempi non saranno brevi, fondi sovrani e di private equity coreani sono pronti ad investire in Italia ma, prima, vogliono conoscere meglio il nostro sistema industriale. Il cammino, però, è iniziato». E’ quanto affermato da Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria, a seguito di un incontro con i vertici della FKI (Federation of Korean Industry) e i Fondi sovrani sudcoreani. Attualmente, l’interscambio commerciale fra i due paesi è di circa 7 miliardi di Euro, importo cresciuto grazie all’Accordo di Libero Scambio UE-Corea.

Nel corso della missione è stato siglato un accordo di collaborazione tra la Simest e Invest Korea, l’agenzia nazionale sudcoreana per la promozione degli investimenti inbound e outband, con l’obiettivo di rafforzare le relazioni economiche e lo scambio di tecnologia e risorse umane. Simest ha già investito circa 80 milioni di Euro a questo scopo.

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Corea del Sud e Stati Uniti si apprestano ad effettuare la più grande esercitazione militare congiunta nella storia delle loro relazioni militari. E’ quanto emerge da un’agenzia diramata dalla Yonhap.

Secondo la fonte, più di 300.000 sudcoreani e 15.000 americani prenderanno parte alle manovre militari. Il Ministro della Difesa sudcoreano ha confermato che l’esercitazione coinvolgerà il doppio delle unità rispetto alle esercitazioni dell’anno precedente.

La tensione nel nord-est asiatico è cresciuta notevolmente negli ultimi mesi, a seguito dei test e delle minacce provenienti dalla Corea del Nord. La prevista esercitazione appare dunque una immediata reazione a tali minacce ed è indirettamente complementare alle sanzioni economiche e commerciali recentemente inflitte dalle Nazioni Unite al regime di Pyongyang.

Le manovre militari avranno inizio domani e termineranno il 30 aprile.

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La Corea del Nord ha annunciato di aver posto sotto controllo militare il distretto industriale di Kaesong e di aver espulso tutti i cittadini sudcoreani al momento presenti per lavoro, circa 280. La mossa di Pyongyang arriva dopo la decisione del governo sudcoreano di sospendere completamente le attività industriali a Kaesong a seguito dei recenti test missilistici nordcoreani.

Il distretto industriale di Kaesong è situato in territorio nordcoreano e vi sono attive molte aziende del sud. Si tratta dell’unica forma di collaborazione fra i due paesi, motivo per cui, ad ogni crisi, Kaesong torna al centro di minacce e controminacce tra i due governi.

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L’Agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha reso nota l’esecuzione capitale eseguita in Corea del Nord del capo di Stato maggiore, il generale Ri Yong Gil, accusato di corruzione e altri reati. L’agenzia di stampa ha citato fonti anonime e precisato che l’esecuzione è avvenuta la scorsa settimana, durante il vertice congiunto del Partito dei lavoratori e della leadership militare presieduta dal leader Kim Jong Un.

Il generale Ri, capo di stato maggiore dal 2013, compariva fino al mese scorso al fianco di Kim nelle immagini delle ispezioni delle esercitazioni e di altri eventi ufficiali. Tre anni fa la stessa sorte era capitata all’allora capo delle Forze armate Hyon Yong Chol, accusato di essersi addormentato durante un evento e di non aver eseguito gli ordini che gli erano stati impartiti. Dall’inizio dell’anno, altri 15 funzionari pubblici sono stati condannati a morte in Corea del Nord.

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Clicca sull’immagine per scaricare gratuitamente l’ultimo commentary dell’ISPI sulla Corea del Nord.

 

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Continua il viaggio alla scoperta di tesori culturali coreani. Nell’immagine, il tempio sotterraneo di Seokguram, all’interno del Tempio di Bulguksa, situato nei pressi della città di Gyeongju. Il tempio, oltre ad essere classificato come teosro nazionale n. 24, è patrimonio dell’UNESCO dal 1995.

Clicca qui per maggiori informazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Shin fu denudato, legato ai polsi e alle caviglie con delle corde e appeso a un gancio sul soffitto, da cui veniva calato su un fuoco. Quando la pelle iniziava a bruciare sveniva; ma non confessò mai niente, per il semplice motivo che non aveva niente da confessare. Non aveva cospirato con la madre e il fratello per tentare di fuggire, e credeva davvero in quello che gli era stato insegnato fin dalla sua nascita nel campo: mai e poi mai avrebbe potuto scappare, ed era suo dovere denunciare chiunque ci avesse provato. Shin non aveva fantasticato su una vita al di fuori del campo neanche nei suoi sogni più segreti.”

#rifugiati

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Il Sole24Ore di oggi confronta l’andamento da inizio anno dei mercati finanziari delle principali piazze asiatiche, inclusa la Corea del Sud.

Il tormentone mediatico-finanziario dell’estate ha riguardato quest’anno la Cina, epicentro di un vero e proprio terremoto borsistico che ha contagiato, chi più chi meno, le economie dell’area, a cominciare dalla Malesia e dall’Indonesia, per finire con la  Corea del Sud e il Giappone.

La borsa di Seoul ha lasciato sul terreno il 6%. Il settore a maggiore capitalizzazione, i beni di consumo, perdono il 7,08%. Male anche il bancario (-8,19%) e le TLC (-9%), tracolla il settore tecnologico con un pesante -22%.

Fanno da contraltare il settore energetico, con un +15,26%, e i servizi al consumo, con un +19,74. Benissimo il settore sanitario, +138,59%, che però rappresenta una minima parte della capitalizzazione totale della borsa sudcoreana.

L’allegato grafico (cliccare sull’immagine per ingrandire) mostra i valori fondamentali delle borse asiatiche da inizio anno.

Fonte:
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-08-31/shanghai-e-otto-borse-piu-calde-dell-estate-063500.shtml?uuid=AC5ueJp 


 

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Il “Seoul National University Institute for Peace and Unification Studies” effettua annualmente sondaggi sui cittadini nordcoreani che fuggono dal loro paese e trovano rifugio al Sud. Obiettivo della ricerca è quello di ottenere informazioni aggiornate su un paese, la Corea del Nord, che normalmente pubblica soltanto informazioni e dati di mera propaganda.

I risultati, pur avendo il pregio di fornire informazioni di prima mano e senza filtro, non possono avere carattere scientifico visto il basso numero degli intervistati, circa un centinaio, come precisano gli stessi ricercatori dell’Istituto sudcoreano.

Il rapporto di quest’anno, che ha visto la partecipazione di 146 rifugiati, evidenzia una diffusione sempre più capillare di un mercato di base di stampo capitalistico, un mercato nero che va a rimpiazzare un fallimentare sistema di distribuzione statale.

I dati mostrano un significativo aumento, rispetto all’anno precedente, di persone che sopravvivono grazie ad attività economiche illegali. Questa primordiale forma di libero mercato è garantita da un ormai collaudato sistema di tangenti che permette a militari ed autorità locali di integrare i loro scarni stipendi pubblici. Coerentemente con questo dato, risulta aumentato quest’annno il numero di persone che dichiarano di non aver ricevuto alcun sostegno dal governo e che, conseguentemente, possono trovare solo nel mercato i beni necessari per la sopravvivenza.

Un sistema distributivo centralizzato sempre più in crisi, lo scarso tenore di vita dei militari e delle autorità civili di livello più basso, alimentano un mercato nero che cresce e fa comodo a molti.

Tuttavia, ed è questo un dato molto interessante, gran parte dei rifugiati ritiene che Kim Jong Un goda ancora di largo consenso tra i nordcoreani, nonostante gli insoddisfacenti risultati delle nuove politiche agricole ed economiche. E’ un dato che viene confermato dai sondaggi di ogni anno.

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Il governo sudcoreano ha preannunciato quest’oggi un taglio dell’IVA su alcuni beni e servizi, nel tentativo di stimolare la domanda interna e di dare respiro ad un’economia che cresce meno del previsto.

Dai primi dettagli resi noti, saranno agevolate le automobili, i prodotti dell’elettronica e gli elettrodomestici, beni di cui la Corea è primaria produttrice a livello globale.

Quali fattori hanno determinato la decisione? In primo luogo, le previsioni al ribasso diffuse già nei mesi precedenti sull’andamento della crescita e dei consumi interni (causate anche dall’epidemia di MERS). In secondo luogo, la più recente crisi dell’economia e dei mercati finanziari cinesi nonchè la svalutazione dello Yuan operata dalle autorità di Pechino, tutti fattori che potrebbero ridurre l’export sudcoreano verso la Cina. Ricordiamo che, ad oggi, la Cina è il maggior cliente della Corea del Sud assorbendo circa il 25-30% del suo export.

Secondo il piano, l’IVA gravante su automobili, grandi elettrodomestici e alcuni integratori alimentari di salute come la pappa reale sarà tagliata del 30% fino al 31 dicembre prossimo. Le imposte su grandi condizionatori d’aria, televisori, lavatrici e frigoriferi scenderanno dal 5 al 3,5%.

La mossa potrebbe ridurre le entrate fiscali, ma il Ministero delle Finanze ritiene che il calo sarà compensato dall’aumento delle vendite. Lo sgravio dovrebbe rafforzare la spesa interna e aumentare, da solo, il prodotto interno lordo dello 0,1% nel quarto trimestre.

E’ allo studio del governo di Seoul, inoltre, l’introduzione del “prestito ipotecario vitalizio”, come viene definito in Italia, uno speciale mutuo concesso agli anziani garantito da un’ipoteca immobiliare. La nuova formula di prestito mira ad aumentare i consumi dei meno giovani e, conseguentemente, settori chiave come la sanità privata e l’assistenza in genere.

Secondo le stime del governo, il PIL sudcoreano dovrebbe crescere del 3% nel 2015, ma ormai sono in pochi a scommettere su questo obiettivo. Le stime dei maggiori centri studi e think tanks si attestano su un più realistico 2-2,5%.

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Con l’immagine di oggi cominciamo un viaggio nei tesori della cultura e dell’arte coreana. Ecco il “Buddha Pensante”, classificato come “Tesoro Nazionale n. 78″. Del tardo 6^ secolo D.C., è alto 83,2 cm ed è in bronzo. E’ attualmente conservato presso il National Museum of Korea, a Seoul.

Clicca qui per approfondire.

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Non siamo ancora ai livelli patologici del’Italia e di molti pesi UE, ma anche in Corea del Sud la disoccupazione giovanile diventa preoccupante. I giovani coreani sono altamente qualificati, tanto da posizionarsi ai vertici delle classifiche OCSE, e molti perfezionano il proprio corso di studi all’estero, in particolare negli Stati Uniti e in Cina. Nonostante ciò (o forse proprio per questo) diventa sempre più difficile l’inserimento professionale.

Leggi l’articolo del Korea Herald “Youth unemployment rate in Korea reaches highest in 15 years”.

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Un interessante paper di Georgy Toloraya, importante diplomatico russo, pubblicato per il Korea Economic Institute. Oggetto dell’analisi l’unificazione coreana nella prospettiva russa e i rapporti tra Mosca e le due Coree.

Clicca sulla pagina per scaricare il pdf completo.

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Il NIS, l’agenzia di intelligence sudcoreana, è di nuovo al centro del ciclone mediatico e giudiziario e, questa volta, la questione è direttamente collegata ad un evento accaduto in Italia.

Nei giorni scorsi, infatti, sono stati violati i database della Hacking Team S.r.l., azienda milanese operante nella progettazione di sistemi di sorveglianza informatica (e di malware), venduti principalmente ad agenzie di intelligence straniere, governi e organi di polizia.

Circa un milione di e-mail sono state trafugate dai server della società milanese il 6 luglio scorso, intrusione informatica per cui ad oggi risultano indagati dalla Procura di Milano sei ex dipendenti della società stessa per “accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione di segreto industriale”.

Il governo di Seoul risulta presente nella lista dei clienti per il malware Rcs/Galileo, prodotto di punta dell’azienda. L’intelligence sudcoreana ha confermato di aver acquistato il software nel 2012 negando, come molti temono invece, di averlo utilizzato per controllare liberi cittadini e sottolineando di averne fatto uso esclusivamente per attività di controspionaggio nei confronti di agenti nordcoreani.

L’attuale scandalo si intreccia con quello precedentemente scoppiato nel 2013 relativo al coinvolgimento del NIS nelle elezioni presidenziali del 2012 e si infittisce ulteriormente dopo le notizie dell’ultim’ora: un agente dei servizi sudcoreani è stato trovato morto nella sua auto a Yongin, 50 Km a sud di Seoul. Le autorità inquirenti confermano il suicidio e comunicano il ritrovamento di una lettera scritta di proprio pugno dall’agente nella quale confermerebbe di aver utilizzato il software per attività di controllo realtive alla Corea del Nord.

Nell’immagine Lee Byung-ho, capo del NIS.

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La Corea del Nord ha testato un nuovo sistema missilistico sottomarino nei giorni scorsi. E’ quanto emerso da un articolo pubblicato ieri dalla KCNA, l’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana.

Il comunicato non specifica la data e il luogo esatti del test ma, secondo gli analisti, dovrebbe essere avvenuto ieri al largo della città nordcoreana di Sinpo, sulla costa orientale.

Secondo l’intelligence americana e sudcoreana, la Corea del Nord sta sviluppando un nuovo sistema balistico sottomarino che potrebbe avere la portata di circa 2.500 tonnellate. Già nei mesi di dicembre e di febbraio sarebbero stati effettuati dei primi test. A destare maggiore preoccupazione è la possibilità che questi nuovi sistemi possano essere armati di testate nucleari di ridotte dimensioni.

Se queste notizie fossero confermate, in particolare sulla portata e la capacità del nuovo sistema, significherebbe che la Corea del Nord godrebbe di un sistema balistico sottomarino più progredito della Corea del Sud. La marina sudcoreana, infatti, ha in progetto la costruzione di sei nuovi sottomarini con portata massima di 3.000 tonnellate che vedrebbero però la luce solo tra il 2027 e il 2030.

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La Presidente sudcoreana Park Geun-Hye ha accettato questa mattina le dimissioni del Primo Ministro Lee Wan-Koo, coinvolto in un’indagine per finanziamenti illeciti ricevuti, secondo l’accusa, da Sung Wan-jong, imprenditore già sotto inchiesta per frode e corruzione, morto suicida recentemente.

Con questa mossa, la Park e il suo partito Saenury sperano di riguadagnare il consenso perso negli ultimi mesi che vede l’indice di gradimento sceso al 36%, a meno di un anno dalle prossime elezioni con le quali si rinnoveranno 300 seggi dell’Assemblea Nazionale.

Il Primo Ministro ha sempre negato di aver ricevuto fondi illeciti e di avere avuto rapporti con l’imprenditore, ma la pressione è aumentata notevolmente dopo la divulgazione di nuovi dettagli dell’indagine da cui emergerebbe, invece, un legame molto profondo tra i due.

Secondo la legge sudcoreana che regola i finanziamenti delle campagne elettorali, l’importo massimo dei contributi non può superare i 100.000 Won (circa 90 Euro).

Lee Wan-Koo è il secondo Primo Ministro a dover rassegnare le dimissioni durante la presidenza Park. Non è ancora noto il nome del suo successore.

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Dopo cinque anni di negoziati, Corea del Sud e Stati Uniti hanno sottoscritto ieri, 22 aprile, un importante accordo di cooperazione nel campo dell’energia nucleare civile.

Le nuove norme permetteranno a Seoul di produrre autonomamente il combustibile nucleare necessario per le 23 centrali nucleari attualmente attive in Corea del Sud.

La produzione “in casa”, nonché la relativa ricerca e sviluppo, permetterà alla Corea del Sud di essere più libera e competitiva nel mercato globale della produzione di componenti e impianti nucleari. Ad oggi, infatti, prodotti e materiali nucleari potevano essere esportati verso paesi terzi soltanto con il consenso americano. Formalmente, ciò era dovuto alla parziale presenza di tecnologia americana nei prodotti finiti sudcoreani.

L’accordo, per quanto si aspetta il governo sudcoreano, dovrebbe favorire l’industria nazionale nell’esportazione di componenti, prodotti e impianti nucleari nel resto del globo.

La Corea del Sud continua a puntare sul nucleare nei suoi confini, ma si pone ormai ai vertici come esportatore di tecnologia e costruttore di impianti nucleari per conto di paesi terzi, in diretta competizione con Francia e Giappone. Al momento sono in costruzione quattro nuovi impianti in Arabia Saudita, mentre sono in corso di approvazione altri progetti in Vietnam ed Egitto.

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