Archivio della categoria “Relazioni Internazionali”

Di nuovo alta la tensione lungo il 38^ parallelo: la Corea del Nord ha testato questa mattina un nuovo ordigno nucleare. Secondo le principali fonti sudcoreane l’arma avrebbe generato una scossa di terremoto pari a 5.3 di magnitudo, facendo supporre ad una potenza di circa 10 kilotoni. Per fare un raffronto, basti pensare che la bomba sganciata su Hiroshima nel 1945 aveva una potenza di 15 kilotoni.

Pyongyang ha immediatamente confermato di aver effettuato con successo l’ennesimo esperimento e di essere ormai in grado di produrre testate nucleari sufficientemente piccole da poter essere posizionate dentro un missile a media gittata, proprio come i missili testati lunedì scorso.

Si tratta dell’ennesima risposta del regime nordcoreano alle dure sanzioni internazionali deliberate dalle Nazioni Unite nel mese di marzo dopo i precedenti test missilistici di gennaio e febbraio, sanzioni che, attraverso il divieto di importazione ed esportazione di merci utili alla fabbricazione di armi, avrebbero dovuto rallentare il programma nucleare di Pyongyang. Dall’entrate in vigore di dette sanzioni, tuttavia, la Corea del Nord ha effettutato circa 30 test missilistici oltre all’esperimento nucleare di quest’oggi.

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E’ in corso in questi giorni la visita ufficiale della Presidente sudcoreana Park Geun Hye in Iran. Si tratta delle più ampia delegazione economico-commerciale mai organizzata dalle istituzioni di Seoul, e questo mostra chiaramente quanto l’Iran sia considerato fondamentale per le politiche commerciali e la diplomazia sudcoreana.

Nell’ambito di numerosi summit hanno partecipato delegazioni ministeriali e governative, organizzazioni imprenditoriali e aziende, e sono stati siglati accordi e memorandum d’intesa per una cifra record di circa 45 miliardi di dollari.

“Il Presidente Rouhani ed io abbiamo avuto un proficuo scambio di opinioni sulle comuni preoccupazioni dei due paesi”, è quanto ha affermato la Presidente Park nel corso della conferenza stampa congiunta di lunedì 2 maggio.

Si tratta del primo summit da quando i due paesi hanno stabilito delle formali relazioni diplomatiche nel 1962. Ciò è stato senz’altro favorito dall’attuale politica distensiva avviata da Washington nei confronti di Teheran che ha determinato l’eliminazione di numerose sanzioni e restrizioni che impedivano fino a tre mesi fa alla Corea, come del resto all’Italia e agli altri paesi, di investire nel paese.

L’Iran ricopre una posizione centrale nella visione sudcoreana dello scacchiere geopolitico internazionale non solo per le opportunità di mercato ma anche per questioni di difesa nazionale e sicurezza. L’Iran ha avuto e ha tuttora ottimi rapporti diplomatici e commerciali con la Corea del Nord, paese ancora soggetto a pesanti sanzioni economiche a causa del programma di sviluppo nucleare. A tal proposito Rouhani ha affermato: “è nostro obiettivo principale eliminare tutte le armi nucleari sia dalla penisola coreana che dal medio oriente”. E’ chiaro che la Corea del Sud conti sull’appoggio dell’Iran nelle sedi internazionali per contenere l’aggressività di Pyongyang, facendo leva sui pesanti investimenti programmati nel paese.

Il volume di commercio tra Iran e Corea del Sud è crollato da 17,4 miliardi di dollari nel 2011 a 6,1 miliardi nel 2015, proprio a causa delle sanzioni internazionali. I segnali registrati nei primi mesi del 2016, tuttavia, mostrano che l’eliminazione delle sanzioni ha determinato un repentino aumento dei flussi di investimento coreani in Iran, in particolare nel settore Oil&Gas, e gli accordi sottoscritti nel corso del summit vanno nella direzione di un rilevante incremento.

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Le fragili e altalenanti relazioni tra la Repubblica di Corea (Corea del Sud) e la Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord) sembrano recentemente arrivate a un punto molto basso, con tutte le linee ufficiali di comunicazione sospese e un orizzonte nel quale si intravedono nuove e striscianti tensioni.

I due paesi, tecnicamente ancora in stato di guerra, hanno affrontato e superato diverse crisi nel passato più o meno recente, ma l’attuale situazione è particolarmente grave sulla scia dei recenti test nucleari e missilistici operati da Pyongyang.

Il 6 gennaio 2016 la Corea del Nord ha effettuato il suo quarto test nucleare – dopo i precedenti del 2006, 2009 e 2013 – generando un sisma di magnitudo 5.1 della scala Richter con epicentro a 49 chilometri a nord di Kilju, non lontano dal confine con la Cina. Il regime ha prontamente dichiarato di aver sperimentato una bomba a idrogeno – che rappresenterebbe un ulteriore passo in avanti per la tecnologia nordcoreana – dettaglio subito negato dagli analisti sudcoreani e americani.

Il test ha generato forte tensione tra le due Coree e nella comunità internazionale in un crescendo che ha portato, nel successivo mese di febbraio, alla chiusura del parco industriale di Kaesong. Nato nel 2002 sull’onda lunga della “sunshine policy” degli anni ’90, situato in territorio nordcoreano nei pressi del 38° parallelo e costituito come zona amministrativa speciale, il distretto di Kaesong ha rappresentato negli ultimi dieci anni l’unica e fattiva forma di collaborazione economica e politica tra i due paesi. Nella visione di lungo periodo sudcoreana, il distretto di Kaesong avrebbe dovuto fungere da trampolino di lancio per successive aperture della Corea del Nord a riforme economiche orientate al mercato, dando al contempo la possibilità a decine di migliaia di lavoratori nordcoreani di entrare in contatto con il mondo esterno. Con la sua chiusura, i due paesi hanno interrotto tutte le comunicazioni ufficiali.

Il 2 marzo 2016 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione n. 2270 con la quale, oltre a condannare il test nucleare, ha emesso delle pesanti sanzioni a carico della Corea del Nord. Detta risoluzione riprende parzialmente la precedente risoluzione n. 1718 del 14 ottobre 2006 – approvata successivamente al test nucleare di quei mesi – con la quale si vietava a tutti gli stati membri di trasferire alla Corea del Nord tecnologie, servizi, assistenza tecnica, materiali e beni che potessero essere utilizzati per produrre armi nucleari e di distruzione di massa. La risoluzione del 2016 vieta anche la fornitura di cibo, medicine e qualsiasi bene che possa in qualche modo supportare le capacità operative dei militari nordcoreani. Si invitano gli stati membri, inoltre, a porre particolare attenzione alle società, alle joint venture e ai trust costituiti all’estero dal governo nordcoreano o da persone ad esso collegate allo scopo di finanziare il programma nucleare. Completano il quadro le sanzioni adottate nel settore navale e aeronavale, fondamentale per i traffici illeciti della Corea del Nord, il congelamento degli assets appartenenti direttamente o indirettamente al governo, e molte altre restrizioni.

Come accaduto in passato, tuttavia, le risoluzioni e le condanne delle Nazioni Unite non hanno fermato le ambizioni nucleari di Pyongyang. La situazione, infatti, non accenna a raffreddarsi e il 17 aprile 2016 l’intelligence sudcoreana ha comunicato di aver registrato ingenti movimenti di veicoli e di attività umane presso il sito nucleare nordcoreano di Punngye-ri. Ciò porta a supporre che la Corea del Nord sia pronta ad effettuare il suo quinto esperimento nucleare in qualsiasi momento. Il 24 aprile 2016 il Nord ha effettuato l’ennesimo test missilistico sottomarino nelle acque del Mare dell’Est e, il giorno stesso, il Ministro degli Esteri nordcoreano Ri Su-yong ha comunicato, in un’intervista all’Associated Press, la disponibilità del paese a sospendere la preparazione del prossimo esperimento, in cambio dell’annullamento, improbabile, delle annuali esercitazioni militari congiunte USA-Corea del Sud.

Alcune settimane prima, invece, intervenendo al “Council on Foreign Relations” di New York, il Segretario alla Difesa americano Ashton Carter confermava il dispiegamento, entro pochi mesi, del sistema missilistico di difesa THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) in Corea del Sud. Questa mossa, di cui peraltro si parla da anni, trova una sponda molto importante nell’attuale Presidente sudcoreano Park Geun-hye, ma anche opposizione in parte della stessa politica sudcoreana e nell’attore regionale che ha più influenza sul regime di Pyongyang, la Cina. Pechino alterna ferme condanne ad approcci protettivi verso lo storico alleato e al tempo stesso è ormai il primo partner commerciale della Corea del Sud. Quest’ultima deve destreggiarsi tra politiche di sicurezza e difesa nazionale nell’ambito delle quali è imprescindibile la presenza americana a politiche economiche e commerciali che guardano principalmente a Pechino e al blocco euroasiatico.

Ad oggi, la situazione è molto calda e Kaesong ne rappresenta il termometro politico. Il distretto industriale, infatti, nonostante ripetute crisi tra le due Coree e alterne vicende, ha sempre rappresentato per le relazioni intercoreane del passato decennio l’ultimo anello di collegamento e la sua lunga e ininterrotta chiusura mostra quanto sia ampia la frattura. Un eventuale, ma molto probabile, esperimento nucleare nelle prossime settimane andrà a consolidare la crisi in corso e a ritardare a tempo indefinito il riavvicinamento tra le due Coree.

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Intervendendo al “Council on Foreign Relations” di New York, il Segretario alla Difesa americano Ashton Carter ha confermato che gli USA dispiegheranno in Corea del Sud, entro pochi mesi, il sistema missilistico di difesa THAAD (Terminal High Altitude Area Defense). Se ne parla da anni ma non si era mai giunti a nulla di concreto anche a causa della ferma opposizione della Cina, principale partner commerciale della Corea del Sud.

Il sistema THAAD può distruggere gli eventuali missili in arrivo dalla Corea del Nord quando essi hanno appena iniziato la loro fase terminale di volo. Il sistema THAAD costituisce un secondo anello di difesa dopo il sistema Patriot che può colpire i bersagli nemici solo a breve distanza, coprendo dunque una superficie molto più limitata.

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La riapertura dei rapporti politici ed economici tra Iran e USA costituisce un’importante opportunità non solo per l’Italia ma anche per la Corea del Sud. Seoul, già molto attiva diplomaticamente e commercialmente nell’area medio-orientale, ha aumentato del 102,40% le importazioni di petrolio dall’Iran nel mese di febbraio 2016 rispetto a febbraio 2015 (fonte Agenzia Nova). Le importazioni totali nazionali di greggio sono aumentate del 20,8% annuo, arrivando a 96,7 milioni di barili il mese scorso.

Nei giorni scorsi, invece, sono trapelate notizie relative alla realizzazione del gasdotto che dovrebbe collegare Iran e Oman attraverso lo stretto di Hormuz. Le autorità sudcoreane e iraniane sono in trattativa per offrire a Korea Gas Corporation (Kogas) la guida del progetto per la costruzione del gasdotto. Il progetto costerà circa 1,5 miliardi di dollari e sarà completato in tre fasi: la prima sezione collegherà i giacimenti iraniani allo Stretto di Hormuz, la seconda verrà realizzata in mare attraverso lo stretto, mentre la terza collegherà il tratto della condotta in mare il terminal di liquefazione del gas naturale in territorio omanita.

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E’ in corso in questi giorni a Seoul una missione politica e commerciale italiana guidata dal Ministero degli Affari Esteri e da Confindustria, insieme a 40 imprese e 8 associazioni industriali.

«I tempi non saranno brevi, fondi sovrani e di private equity coreani sono pronti ad investire in Italia ma, prima, vogliono conoscere meglio il nostro sistema industriale. Il cammino, però, è iniziato». E’ quanto affermato da Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria, a seguito di un incontro con i vertici della FKI (Federation of Korean Industry) e i Fondi sovrani sudcoreani. Attualmente, l’interscambio commerciale fra i due paesi è di circa 7 miliardi di Euro, importo cresciuto grazie all’Accordo di Libero Scambio UE-Corea.

Nel corso della missione è stato siglato un accordo di collaborazione tra la Simest e Invest Korea, l’agenzia nazionale sudcoreana per la promozione degli investimenti inbound e outband, con l’obiettivo di rafforzare le relazioni economiche e lo scambio di tecnologia e risorse umane. Simest ha già investito circa 80 milioni di Euro a questo scopo.

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Corea del Sud e Stati Uniti si apprestano ad effettuare la più grande esercitazione militare congiunta nella storia delle loro relazioni militari. E’ quanto emerge da un’agenzia diramata dalla Yonhap.

Secondo la fonte, più di 300.000 sudcoreani e 15.000 americani prenderanno parte alle manovre militari. Il Ministro della Difesa sudcoreano ha confermato che l’esercitazione coinvolgerà il doppio delle unità rispetto alle esercitazioni dell’anno precedente.

La tensione nel nord-est asiatico è cresciuta notevolmente negli ultimi mesi, a seguito dei test e delle minacce provenienti dalla Corea del Nord. La prevista esercitazione appare dunque una immediata reazione a tali minacce ed è indirettamente complementare alle sanzioni economiche e commerciali recentemente inflitte dalle Nazioni Unite al regime di Pyongyang.

Le manovre militari avranno inizio domani e termineranno il 30 aprile.

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La Corea del Nord ha annunciato di aver posto sotto controllo militare il distretto industriale di Kaesong e di aver espulso tutti i cittadini sudcoreani al momento presenti per lavoro, circa 280. La mossa di Pyongyang arriva dopo la decisione del governo sudcoreano di sospendere completamente le attività industriali a Kaesong a seguito dei recenti test missilistici nordcoreani.

Il distretto industriale di Kaesong è situato in territorio nordcoreano e vi sono attive molte aziende del sud. Si tratta dell’unica forma di collaborazione fra i due paesi, motivo per cui, ad ogni crisi, Kaesong torna al centro di minacce e controminacce tra i due governi.

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Clicca sull’immagine per scaricare gratuitamente l’ultimo commentary dell’ISPI sulla Corea del Nord.

 

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Un interessante paper di Georgy Toloraya, importante diplomatico russo, pubblicato per il Korea Economic Institute. Oggetto dell’analisi l’unificazione coreana nella prospettiva russa e i rapporti tra Mosca e le due Coree.

Clicca sulla pagina per scaricare il pdf completo.

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La Corea del Nord ha testato un nuovo sistema missilistico sottomarino nei giorni scorsi. E’ quanto emerso da un articolo pubblicato ieri dalla KCNA, l’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana.

Il comunicato non specifica la data e il luogo esatti del test ma, secondo gli analisti, dovrebbe essere avvenuto ieri al largo della città nordcoreana di Sinpo, sulla costa orientale.

Secondo l’intelligence americana e sudcoreana, la Corea del Nord sta sviluppando un nuovo sistema balistico sottomarino che potrebbe avere la portata di circa 2.500 tonnellate. Già nei mesi di dicembre e di febbraio sarebbero stati effettuati dei primi test. A destare maggiore preoccupazione è la possibilità che questi nuovi sistemi possano essere armati di testate nucleari di ridotte dimensioni.

Se queste notizie fossero confermate, in particolare sulla portata e la capacità del nuovo sistema, significherebbe che la Corea del Nord godrebbe di un sistema balistico sottomarino più progredito della Corea del Sud. La marina sudcoreana, infatti, ha in progetto la costruzione di sei nuovi sottomarini con portata massima di 3.000 tonnellate che vedrebbero però la luce solo tra il 2027 e il 2030.

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La Presidente sudcoreana Park Geun Hye e il Primo Ministro neozelandese John Key hanno annunciato oggi, in una conferenza stampa congiunta a margine del vertice G20 in corso a Brisbane (Australia), di aver raggiunto un accordo che porterà alla sottoscrizione, presumibilmente entro il prossimo anno, di un Free Trade Agreement fra i due paesi. L’accordo arriva a cinque anni dall’apertura dei negoziati.

Le due parti hanno convenuto di eliminare le tariffe doganali su oltre il 96% dei prodotti oggetto di scambio entro 20 anni dall’entrata in vigore dell’accordo di libero commercio. Nello specifico, la Nuova Zelanda ha accettato di rimuovere, sin dal primo anno, tutte le tariffe sull’importazione di macchinari e pneumatici e, dopo tre anni, le tariffe su ricambi auto ed elettrodomestici, tutti prodotti di punta dell’export sudcoreano. I due leader hanno convenuto, inoltre, di escludere alcuni prodotti agricoli importantissimi per l’alimentazione e l’agricoltura coreana: il riso, il peperoncino e l’aglio.

Il commercio bilaterale tra Corea del Sud e Nuova Zelanda paesi  è attualmente pari  a 2,8 miliardi dollari.

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Il 16 e 17 ottobre prossimi si svolgerà a Milano, nel quadro del semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, il summit Asia-Europe Meeting (ASEM). Al vertice parteciperanno i 13 membri dell’ASEAN, i 28 membri dell’Unione Europea, la Commissione Europea, ed altri paesi asiatici ed europei (Corea del Sud, Giappone, Cina, India, Russia).

Creato nel 1996, l’ASEM si svolge con cadenza biennale alternativamente tra una sede europea ed una asiatica. Dopo la Cina (2008), il Belgio (2010) e il Laos (2012), giunge a Milano per la sua decime edizione, con gli stessi obiettivi di sempre: rafforzare la cooperazione politica ed economica tra i due blocchi regionali. Il summit vedrà partecipare oltre cinquanta paesi (rappresentanti il 50% del PIL mondiale e il 60% della popolazione) ed avrà al centro dell’agenda il tema di una “Responsible Partnership for Sustainable Growth and Security”. Il vertice sarà presieduto da Herman van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo, e da Jose Manuel Barroso, Presidente della Commissione europea. Dalla Corea del Sud arriveranno la Presidente Park e il Ministro dell’Industria.

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Corea del Nord e Cina hanno raggiunto un accordo ieri, 27 giugno, relativo alla costruzione e gestione di un nuovo ponte che sorgerà sul fiume Tumen (confine naturale tra i due paesi), collegando la città nordcoreana di Wonjong con la cinese Quanhe. L’accordo è stato sottoscritto da Park Myong Guk, vice Ministro degli Esteri della Corea del Nord e da Liu Hongcai, ambasciatore cinese a Pyongyang.

La nuova infrastruttura andrà a sostituire un vecchio ponte costruito nel 1941 e divenuto ormai impraticabile al passaggio di mezzi pesanti. Il ponte, lungo circa 1 Km, avrà un costo di 22 milioni di dollari e rappresenterà un’importante opera per il commercio bilaterale tra i due paesi. Incerta, tuttavia, la data di fine lavori, probabilmente tra il 2015 e il 2016.

Nonostante l’apparente freddezza mostrata dalla Cina nell’ultimo anno verso lo storico amico nordcoreano, dovuta ai test nucleari dell’anno scorso, i fatti dimostrano che il governo di Pechino non ha alcuna intenzione di lasciare al suo destino il partner. La costruzione del ponte sul fiume Tumen rappresenta solo una piccola parte degli investimenti cinesi in Corea del Nord.

Nell’immagine il vecchio ponte sul fiume Tumen.

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Nel mese di maggio, il Presidente Russo Vladimir Putin ha ridotto del 90% il debito contratto dalla Corea del Nord nei confronti della Russia. Detto debito è attualmente pari a circa 11 miliardi di dollari, una cifra molto consistente se si considera l’esiguo bilancio dello stato nordcoreano. La Russia ha inoltre concesso alla Corea del Nord di utilizzare la percentuale di debito residua per programmi statali in area sanitaria ed educativa.

La mossa russa è un tentativo di spingere la Corea del Nord, a suon di rubli, alla sottoscrizione di un accordo che permetta il passaggio nel suo territorio di una condotta per la fornitura di gas naturale, collegando via terra Russia e Corea del Sud. La “pipeline” era stata oggetto di discussione tra Mosca e Seoul nell’ambito del vertice bilaterale tenutosi l’anno scorso tra i due paesi.

La Corea del Sud, sostanzialmente priva di risorse naturali, ha una forte necessità di approvvigionamenti dall’estero di gas e risorse energetiche, e la Russia mai come oggi ha bisogno di approdare in nuovi mercati per far fronte alle difficoltà sul fronte occidentale dovute alla crisi ucraina.

Gli interessi sono convergenti, dunque, ma di mezzo c’è la Corea del Nord. Il mese scorso è stata raggiunta un’intesa fra Russia e Cina per la costruzione di un gasdotto in terra cinese. Un eventuale accordo con la Corea del Nord consoliderebbe e potenzierebbe la posizione delle forniture russe nell’Asia nordorientale.

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La Corea del Sud ha intrapreso ormai da molti anni una strategia di espansione economica e commerciale basata sulla stipula di accordi di libero scambio con importanti partners internazionali.

In quest’ottica, Corea del Sud e Canada hanno avviato in questi giorni i primi incontri ufficiali bilaterali per la negoziazione di un nuovo Free Trade Agreement tra i due paesi, la cui stipula avverrà presumibilmente verso la fine dell’anno. Il primo incontro ufficiale si è svolto giovedì a Seoul tra il Vice-Ministro del Commercio sudcoreano  Choi Kyong-lim e il suo omologo canadese Ian Burney.

Il Canada rappresenta per la Corea del Sud il 25^ partner commerciale a livello globale. Secondo le prime ipotesi, ancora non formalizzate, la Corea del Sud eliminerà le attuali tariffe doganali dell’8% relative al settore automobilistico e sua componentistica, mentre il Canada abbasserà lo stesso dazio dal 6,1% al 4% nell’arco di due anni. I tagli non sarebbero dunque identici in quanto l’attuale bilancia commerciale nel settore automobilistico è fortemente sbilanciata in favore della Corea del Sud. Nel 2013, infatti, la Corea del Sud ha esportato 130.000 veicoli (per un valore di 2.23 miliardi di dollari americani) in Canada, quinto mercato mondiale di destinazione per l’industria automobilistica sudcoreana. Al contrario l’export di auto e componentistica dal Canada alla Corea del Sud ha toccato la trascurabile quota di 92 milioni di dollari americani.

L’obiettivo finale del Free Trade Agreement è quello di abbattere circa il 98% di barriere tariffarie nell’arco dei prossimi dieci anni.

 

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La Presidente sudcoreana Park Geun-hye ha reso note, nell’ambito di una conferenza stampa che si è svolta venerdì 29 marzo presso l’Università della Tecnica di Dresda (Germania), le nuove proposte del governo per riavviare forme di cooperazione con la Corea del Nord.

Il pacchetto della Park prevede la realizzazione di nuovi progetti umanitari per il sostegno della popolazione del Nord, tra cui spicca un nuovo programma di aiuto sanitario per donne in gravidanza e bambini nei primi anni di vita. Questi ultimi, come evidenziato anche dagli ultimi rapporti della FAO, rappresentano l’anello più debole della società nordcoreana.

Tuttavia, l’obiettivo concreto di Seoul è quello di stringere una maggiore cooperazione economica con il Nord, attraverso la realizzazione di nuovi progetti comuni. Nello specifico, la Corea del Sud si è resa disponibile alla costruzione di importanti infrastrutture nel Nord, ma in cambio di concessioni da parte di Pyongyang per lo sfruttamento delle ricche materie prime site nel suo sottosuolo, di cui l’insaziabile industria sudcoreana è ghiotta.

Nell’ottica di una maggiore interazione economica, la Park ha proposto l’istituzione di uffici di cooperazione nelle due rispettive capitali; si tratta senz’altro di una proposta molto forte, considerando che i due governi non hanno mai avuto proprie rappresentanze, neppure di tipo economico-commerciale, nell’altro paese.

La Park ha inoltre riconosciuto un ruolo strategico alla Cina. Quest’ultima ricopre e ricoprirà un ruolo di prim’ordine nel dossier relativo alla denuclearizzazione della Corea del Nord. Su questo fronte, la Presidente sudcoreana si è impegnata per l’istituzione di una Banca per lo sviluppo del nord-est asiatico in collaborazione con gli altri paesi dell’area. Il messaggio è forte e chiaro: abbandono delle politiche nucleari e aiuti internazionali, tramite l’istituenda Banca, per lo sviluppo economico del Nord.

A stretto giro, la Corea del Nord ha risposto quest’oggi. Formalmente, i comunicati di Pyongyang sono diretti alle Nazioni Unite, che hanno fortemente condannato nei giorni scorsi gli ultimi test balistici nordcoreani nel Mar dell’Est. E’ semplice però identificare i veri destinatari in Corea del Sud e Stati Uniti. La Korean Central News Agency (KCNA), l’agenzia di stampa nordcoreana, ha dichiarato che, per “proteggere la sicurezza del paese e del suo popolo e per difendere la pace”, rafforzerà la sua deterrenza nucleare preparando “nuove forme di test nucleari”.

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Il National Tax Service (l’Agenzia delle Entrate sudcoreana) sta definendo gli ultimi dettagli per la stipula di un “Foreign Account Tax Compliance Act agreement”, un accordo in ambito di fiscalità internazionale che permetterà di avere accesso ad informazioni riservate relative ai conti correnti bancari americani intestati a cittadini sudcoreani. La misura riguarda solo i conti correnti con un saldo superiore a 50.000 dollari e coinvolgerà, per reciprocità, anche i cittadini americani residenti in Corea del Sud.

L’amministrazione finanziaria sudcoreana, inoltre, metterà sotto la lente di ingrandimento l’uso delle carte di credito dei propri cittadini all’estero. Nello specifico, verranno tracciate le spese superiori a 5.000 dollari per trimestre. Ad accendere la lampadina rossa saranno, in particolare, le spese per beni di lusso e quelle sostenute nei duty free. La misura riguarda le spese effettuate in tutti i paesi stranieri e, dunque, anche quelle effettuate in Italia.

La misura rientra in un piano più ampio che mira ad eliminare la fuga all’estero di capitali non dichiarati  e l’evasione fiscale.

 

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Da Notizie Geopolitiche, di Guido Keller – Il viceministro degli Esteri giapponese, Akitaka Saiki, si è recato a Seul per incontrare l’omologo Cho Tae-yong al fine di valutare i margini di una distensione dei rapporti fra i due paesi.
Negli ultimi tempi le relazioni fra le due nazioni si sono guastate per una serie di motivi, a cominciare dalla visita degli esponenti del governo, fra i quali il premier Shinzo Abe, al santuario shintoista Yasukuni Shirne di Tokyo, dove è custodito il Libro delle anime di quasi 2,5 mln di caduti, tra i quali 14 criminali di guerra di Classe A (crimini contro la Pace) e 1.068 condannati per crimini di guerra, coinvolti anche in massacri durante l’occupazione della Penisola coreana e della Cina.
Quindi vi è stato il riaccendersi del dibattito sulle donne sudcoreane costrette in una condizione di schiavitù sessuale dai comandi giapponesi durante la Seconda guerra mondiale, ed ancora la contesa sulle isole Takeshima/Tokdo e persino sulle Senkaku, reclamate anche dalla Cina: lo scorso 3 dicembre, dopo che Pechino aveva dichiarato come di proprio controllo difensivo lo spazio aereo sopra le isole, cosa che aveva provocato la risposta degli Stati Uniti, i quali avevano fatto volare sopra le Senkaku due bombardieri B-52, Seul aveva esteso la propria zona di difesa e identificazione aerea sopra uno degli isolotti semisommersi del piccolo arcipelago disabitato (ma ricco di gas e dalle acque pescose), spazio che, inevitabilmente, si andava a sovrapporre a quello della Cina. L’isolotto semisommerso di Ieodo dista 149 km dalla Corea del Sud e 287 dalla Cina e Seul vi ha impiantato una stazione di ricerca scientifica.
Altro elemento di tensione è stato il divieto di importazione di pesce dal Giappone adottato lo scorso settembre dalla Corea del Sud, nonostante la distanza dalla centrale di Fukushima ed il tempo passato dall’incidente.
Un recente sondaggio ha dimostrato che il premier giapponese è più odiato in Corea del Sud del leader nordcoreano Kim Jong-un, proprio per la mancanza di delicatezza dimostrata con la visita al santuario contestato: la presidente Park Geun-Hye ha escluso un incontro Abe fino a quando Tokyo non dimostrerà oltre ogni dubbio pentimento per “le azioni negative del passato”.

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Le voci circolavano da un paio di mesi, ma da ieri è ufficiale: Papa Francesco si recherà in visita ufficiale in Corea del Sud dal 14 al 18 agosto 2014, su invito della Presidenza della Repubblica e dei vescovi sudcoreani. Oltre a visitare Seoul, il Papa parteciperà anche ad un grande evento nella città di Daejeon, la Giornata della Gioventù Asiatica. Nel corso della visita verranno inoltre beatificati 124 martiri coreani uccisi tra il 1791 e il 1888. Padre Lombardi, portavoce del Vaticano ha affermato durante la conferenza stampa:  ”si conferma che l’Asia è una priorità”.

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Da Notizie Geopolitiche - Ha preso il via oggi al Cairo il terzo processo all’ex presidente Mohammed Morsi, espressione dei Fratelli Musulmani, rovesciato in seguito alle proteste della piazza da un colpo di Stato militare lo scorso 3 luglio: fra le accuse, che lo vedono sul banco degli imputati insieme ad altre 35 persone, ovvero ai vertici dello stesso partito, vi è quella di spionaggio finalizzato ad atti terroristici a favore del movimento palestinese di Hamas. Morsi deve rispondere anche dell’uccisione di due giovani nelle manifestazioni del 2011 contro il regime di Mubarak, in quello che fu il “Venerdì della rabbia”; alcuni capi di accusa contro di lui prevedono la pena di morte.

Nel frattempo è giunta da Taba, nel Sinai, la notizia di un’esplosione avvenuta su un autobus carico di turisti sudcoreani: almeno tre dei 30 viaggiatori sono rimasti uccisi dalla deflagrazione, mentre i feriti sarebbero 27.
Trovandosi la località vicino al confine israeliano, il governo di Tel Aviv ha inviato medici e mezzi di soccorso. Nella regione stazionano da tempo gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda, in più occasioni autori di attentanti nei confronti di obiettivi militari e governativi egiziani.

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Dopo lunghe ed estenuanti trattative, che hanno coinvolto con un ruolo di mediazione anche la Croce Rossa, Corea del Sud e Corea del Nord hanno raggiunto un accordo relativo alle riunioni delle famiglie separate dalla guerra del 1950-53. Gli incontri si svolgeranno nei pressi del Monte Kumgang, località vicina alla costa orientale, dal 20 al 25 febbraio.

L’ultimo incontro aveva avuto luogo nel mese di ottobre 2010 e, a causa delle crescenti tensioni degli ultimi anni, non ne erano stati organizzati altri. La questione riguarda circa 22.000 persone e per molti di loro (ormai molto avanti con gli anni) potrebbe essere l’ultima occasione per salutare i parenti divisi dal 38^ parallelo.

 

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Da Notizie Geopolitiche > Con un’azione esemplare le teste di cuoio libiche sono riuscite a liberare l’addetto commerciale sudcoreano Han Seok-Wo, rapito domenica scorsa a Tripoli da quattro sconosciuti nel caos che regna nel paese nordafricano, dove milizie autonome, gruppi di malviventi, cellule jihadiste e militari dell’ancien regime la fanno da padroni.
Ad annunciare la liberazione dell’uomo è stato il viceministro degli Esteri della Libia, Abdelrazak al-Gridi, il quale ha anche fatto sapere che Han Seok-Wo “sta bene e presto tornerà a Seul”.
Non si hanno invece ancora notizie dei due operai italiani rapiti venerdì scorso fra Derna e Bengasi, Francesco Scalise e Luciano Gallo.

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Un cittadino sudcoreano è stato rapito in Libia. Lo riferisce un’Ansa di questa mattina. Si tratterebbe di Han Seok-Woo, 39 anni, direttore della sede libica della Korea Trade Agency (KOTRA), agenzia del Ministero dell’Economia sudcoreano. L’uomo sarebbe stato prelevato ieri sera verso le 17,30 da quattro rapitori, ancora non identificati, nei pressi della sua abitazione di Tripoli. In Libia vivono attualmente circa 550 cittadini sudcoreani, quasi tutti operatori delle industrie petrolifere e delle costruzioni.

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La Presidente sudcoreana Park Geun-hye ha incontrato il Primo Ministro indiano Manmohan Singh nell’ambito di un vertice istituzionale bilaterale che si è svolto a New Delhi in questi giorni. I due leader hanno deciso di imprimere più forza sull’acceleratore delle relazioni economiche e diplomatiche.

Tra India e Corea del Sud è attualmente in corso un “Comprehensive Economic Partnership Agreement”, più brevemente CEPA, una tipologia di trattato internazionale commerciale che in molti casi rappresenta un trampolino di lancio per un successivo Accordo di Libero Commercio. A Seoul, l’upgrade dell’attuale trattato in un Accordo di Libero Commercio, rappresenterebbe una grossa opportunità per molte aziende sudcoreane di accedere con meno vincoli burocratici, fiscali e doganali ad un mercato composto da oltre un miliardo di abitanti, con una classe media in costante espansione. Attualmente, l’India è il dodicesimo partner commerciale della Corea del Sud; è già un partner importante dunque, ma la strada da percorrere è ancora lunga, e molte imprese sudcoreane ritengono ancora molto difficile e rischioso investire nel paese. Al ruolo economico dell’India si aggiunge la sua posizione strategica e geopolitica, dettaglio rilevante per un paese come la Corea del Sud che ha riscosso notevole successo negli ultimi anni nella regione del sud-est asiatico e dell’asia centro-settentrionale, ma che deve ancora consolidare posizioni nell’area del subcontinente indiano.

In un comunicato stampa congiunto, i due leader hanno riassunto i risultati del vertice. Di particolare interesse è la volontà delle due parti di lavorare ad una revisione dell’attuale trattato che, in primo luogo, possa prevenire la doppia imposizione fiscale. Durante il vertice è stato inoltre sottoscritto un accordo di cooperazione nel settore della difesa per la protezione delle informazioni militari, cui seguiranno, a cadenza regolare, incontri bilaterali a livello ministeriale. L’India ha inoltre garantito uno snellimento delle procedure di rilascio dei visti per favorire un maggiore scambio culturale e sociale tra i due paesi. Infine, anche in ambito scientifico, IT, ed energia nucleare i due paesi hanno promesso maggiori interazioni.

Come consuetudine, alle missioni diplomatiche sudcoreane partecipano anche importanti imprese private, a dimostrazione di come in Corea del Sud al liberismo si coniughi una buona dose di politica e strategia industriale pubblica, punto di forza di un paese che ha fatto scuola per i successi economici raggiunti negli ultimi decenni. A dimostrazione di ciò, accordi sottoscritti parallelamente al vertice diplomatico faciliteranno gli investimenti in India del conglomerato sudcoreano POSCO. La compagnia coreana aveva sottoscritto, nel 2005, un accordo con lo Stato indiano dell’Odisha relativo alla costruzione di un impianto industriale per la produzione di acciaio, progetto non ancora realizzato per problemi di natura amministrativa, risolti, a quanto pare, grazie ad interventi dall’alto.

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