Archivio della categoria “Corea del Sud”

L’economia sudcoreana è cresciuta dello 0,9% nel primo trimestre 2014 rispetto al trimestre precedente. E’ quanto emerge dai dati pubblicati dalla Banca Centrale sudcoreana in questi giorni. La crescita, parametrata al primo trimestre del 2013, è pari al 3,9%. Gli analisti della Banca Centrale hanno rivisto al rialzo la previsione di crescita annuale del 2014, che passa dal 3,8% al 4% (la crescita del 2013 si era attestata al +3%).

Entrando nello specifico dei dati resi pubblici: le esportazioni salgono dell’1,7% rispetto al quarto trimestre 2013, mentre i consumi privati interni crescono soltanto dello 0,3%. Buona la crescita degli investimenti nel settore delle costruzione con un +5,6%, dato da parametrare, tuttavia, con la contrazione del 4,8% registrata nel trimestre precedente. Ottimo risultato, per gli investimenti in ricerca, sviluppo e proprietà intellettuale che aumentano del 7,5% nell’ultimo trimestre.

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Un traghetto con 477 persone a bordo si è capovolto al largo dell’isola di Jindo, nella regione del Jeolla (sud del paese). E’ accaduto alle all’incirca verso le 8,30 di questa mattina (ora locale). Gran parte dei passeggeri, 324 per l’esattezza, sono studenti del liceo Danwon di Ansan, in gita scolastica. Al momento le cifre parlano di due vittime, una ragazza di 22 anni, dipendente della compagnia, e uno studente della scuola. Purtroppo mancano all’appello circa 290 persone, e secondo le autorità locali molte di queste potrebbero essere rimaste intrappolate all’interno del traghetto. Al momento non sono chiare le dinamiche dell’incidente: la situazione meteorologica era buona, ma secondo prime indiscrezione la nave potrebbe aver urtato una roccia.

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La Corea del Sud ha introdotto nuove misure restrittive ai visti e ai permessi di soggiorno per motivi familiari. La questione riguarda ogni anno migliaia di nuove famiglie “miste” e, in particolare, i matrimoni stipulati con intervento di agenzie matrimoniali specializzate.

Negli ultimi anni si è verificato un picco di richieste di visti per ricongiungimento familiare: dal 2000 ad oggi, 236.000 donne straniere hanno ottenuto la residenza in Corea del Sud per ricongiungimento familiare con il proprio coniuge. Da queste unioni sono nati, secondo l’Istituto di Statistica sudcoreano, circa 190.000 bambini.

La maggior parte delle spose (80%) proviene da Cina, Vietnam, Filippine, Cambogia, Thailandia e Mongolia, e molte di loro arrivano attraverso la mediazione di agenzie matrimoniali. Questo tipo di attività non ha subito restrizioni particolari fino al 2010, quando era ormai diventato evidente che una parte delle donne straniere, una volta giunte in Corea del Sud, diventavano vittime di violenza e soprusi di ogni genere. Una legge del 2010 ha introdotto sanzioni penali (due anni di carcere) agli “agenti matrimoniali” che forniscono false informazioni alle donne straniere per convincerle a trasferirsi e sposarsi in Corea del Sud. La nuova legislazione ha avuto un impatto immediato nel mercato dei matrimoni per procura, con un calo del numero di agenti da 1.697, nel 2011, a 512, alla fine del 2013.

Una ulteriore iniziativa legislativa, entrata in vigore lo scorso 1^ aprile, prevede che il coniuge straniero che voglia ottenere il visto per ricongiungimento familiare superi un test di lingua coreana e che il partner coreano dimostri annualmente di avere un reddito minimo di 14,8 milioni di Won (circa 10.300,00 Euro). La giustificazione delle autorità è questa: le cause principali di attrito e di violenza fra le coppie miste sono la difficoltà di comunicazione e il basso reddito. La nuova normativa non riguarda soltanto i matrimoni “combinati” tramite agenzie ma tutti, andando a complicare non poco la vita delle coppie miste in Corea del Sud. Tuttavia, la nuova normativa pare essere in linea con l’opinione pubblica sudcoreana. Secondo l’Asan Institute for Policy Studies il 32% dei sudcoreani intervistati ritiene le coppie miste una minaccia per la coesione sociale del paese.

 

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Notizie delle ultime ore provenienti dalla Corea riferiscono di spari al confine tra Corea del Nord e Corea del Sud, nelle acque del Mar Giallo. Seoul ha immediatamente provveduto ad evacuare con urgenza gli abitanti delle piccole isole situate nei pressi del confine con il Nord, al fine di evitare quanto già accaduto nel 2010, quando  missili nordcoreani colpirono l’isola di Yeonpyeong uccidendo due militari e due civili.

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La Presidente sudcoreana Park Geun-hye ha reso note, nell’ambito di una conferenza stampa che si è svolta venerdì 29 marzo presso l’Università della Tecnica di Dresda (Germania), le nuove proposte del governo per riavviare forme di cooperazione con la Corea del Nord.

Il pacchetto della Park prevede la realizzazione di nuovi progetti umanitari per il sostegno della popolazione del Nord, tra cui spicca un nuovo programma di aiuto sanitario per donne in gravidanza e bambini nei primi anni di vita. Questi ultimi, come evidenziato anche dagli ultimi rapporti della FAO, rappresentano l’anello più debole della società nordcoreana.

Tuttavia, l’obiettivo concreto di Seoul è quello di stringere una maggiore cooperazione economica con il Nord, attraverso la realizzazione di nuovi progetti comuni. Nello specifico, la Corea del Sud si è resa disponibile alla costruzione di importanti infrastrutture nel Nord, ma in cambio di concessioni da parte di Pyongyang per lo sfruttamento delle ricche materie prime site nel suo sottosuolo, di cui l’insaziabile industria sudcoreana è ghiotta.

Nell’ottica di una maggiore interazione economica, la Park ha proposto l’istituzione di uffici di cooperazione nelle due rispettive capitali; si tratta senz’altro di una proposta molto forte, considerando che i due governi non hanno mai avuto proprie rappresentanze, neppure di tipo economico-commerciale, nell’altro paese.

La Park ha inoltre riconosciuto un ruolo strategico alla Cina. Quest’ultima ricopre e ricoprirà un ruolo di prim’ordine nel dossier relativo alla denuclearizzazione della Corea del Nord. Su questo fronte, la Presidente sudcoreana si è impegnata per l’istituzione di una Banca per lo sviluppo del nord-est asiatico in collaborazione con gli altri paesi dell’area. Il messaggio è forte e chiaro: abbandono delle politiche nucleari e aiuti internazionali, tramite l’istituenda Banca, per lo sviluppo economico del Nord.

A stretto giro, la Corea del Nord ha risposto quest’oggi. Formalmente, i comunicati di Pyongyang sono diretti alle Nazioni Unite, che hanno fortemente condannato nei giorni scorsi gli ultimi test balistici nordcoreani nel Mar dell’Est. E’ semplice però identificare i veri destinatari in Corea del Sud e Stati Uniti. La Korean Central News Agency (KCNA), l’agenzia di stampa nordcoreana, ha dichiarato che, per “proteggere la sicurezza del paese e del suo popolo e per difendere la pace”, rafforzerà la sua deterrenza nucleare preparando “nuove forme di test nucleari”.

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Il National Tax Service (l’Agenzia delle Entrate sudcoreana) sta definendo gli ultimi dettagli per la stipula di un “Foreign Account Tax Compliance Act agreement”, un accordo in ambito di fiscalità internazionale che permetterà di avere accesso ad informazioni riservate relative ai conti correnti bancari americani intestati a cittadini sudcoreani. La misura riguarda solo i conti correnti con un saldo superiore a 50.000 dollari e coinvolgerà, per reciprocità, anche i cittadini americani residenti in Corea del Sud.

L’amministrazione finanziaria sudcoreana, inoltre, metterà sotto la lente di ingrandimento l’uso delle carte di credito dei propri cittadini all’estero. Nello specifico, verranno tracciate le spese superiori a 5.000 dollari per trimestre. Ad accendere la lampadina rossa saranno, in particolare, le spese per beni di lusso e quelle sostenute nei duty free. La misura riguarda le spese effettuate in tutti i paesi stranieri e, dunque, anche quelle effettuate in Italia.

La misura rientra in un piano più ampio che mira ad eliminare la fuga all’estero di capitali non dichiarati  e l’evasione fiscale.

 

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Da Notizie Geopolitiche, di Guido Keller – Il viceministro degli Esteri giapponese, Akitaka Saiki, si è recato a Seul per incontrare l’omologo Cho Tae-yong al fine di valutare i margini di una distensione dei rapporti fra i due paesi.
Negli ultimi tempi le relazioni fra le due nazioni si sono guastate per una serie di motivi, a cominciare dalla visita degli esponenti del governo, fra i quali il premier Shinzo Abe, al santuario shintoista Yasukuni Shirne di Tokyo, dove è custodito il Libro delle anime di quasi 2,5 mln di caduti, tra i quali 14 criminali di guerra di Classe A (crimini contro la Pace) e 1.068 condannati per crimini di guerra, coinvolti anche in massacri durante l’occupazione della Penisola coreana e della Cina.
Quindi vi è stato il riaccendersi del dibattito sulle donne sudcoreane costrette in una condizione di schiavitù sessuale dai comandi giapponesi durante la Seconda guerra mondiale, ed ancora la contesa sulle isole Takeshima/Tokdo e persino sulle Senkaku, reclamate anche dalla Cina: lo scorso 3 dicembre, dopo che Pechino aveva dichiarato come di proprio controllo difensivo lo spazio aereo sopra le isole, cosa che aveva provocato la risposta degli Stati Uniti, i quali avevano fatto volare sopra le Senkaku due bombardieri B-52, Seul aveva esteso la propria zona di difesa e identificazione aerea sopra uno degli isolotti semisommersi del piccolo arcipelago disabitato (ma ricco di gas e dalle acque pescose), spazio che, inevitabilmente, si andava a sovrapporre a quello della Cina. L’isolotto semisommerso di Ieodo dista 149 km dalla Corea del Sud e 287 dalla Cina e Seul vi ha impiantato una stazione di ricerca scientifica.
Altro elemento di tensione è stato il divieto di importazione di pesce dal Giappone adottato lo scorso settembre dalla Corea del Sud, nonostante la distanza dalla centrale di Fukushima ed il tempo passato dall’incidente.
Un recente sondaggio ha dimostrato che il premier giapponese è più odiato in Corea del Sud del leader nordcoreano Kim Jong-un, proprio per la mancanza di delicatezza dimostrata con la visita al santuario contestato: la presidente Park Geun-Hye ha escluso un incontro Abe fino a quando Tokyo non dimostrerà oltre ogni dubbio pentimento per “le azioni negative del passato”.

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Le voci circolavano da un paio di mesi, ma da ieri è ufficiale: Papa Francesco si recherà in visita ufficiale in Corea del Sud dal 14 al 18 agosto 2014, su invito della Presidenza della Repubblica e dei vescovi sudcoreani. Oltre a visitare Seoul, il Papa parteciperà anche ad un grande evento nella città di Daejeon, la Giornata della Gioventù Asiatica. Nel corso della visita verranno inoltre beatificati 124 martiri coreani uccisi tra il 1791 e il 1888. Padre Lombardi, portavoce del Vaticano ha affermato durante la conferenza stampa:  ”si conferma che l’Asia è una priorità”.

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La polizia sudcoreana ha arrestato ieri due persone nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria relativa al furto di dati personali operato l’anno scorso ai danni di 12 milioni di cittadini, tutti clienti della Korea Telecom, primaria compagnia telefonica sudcoreana. I due soggetti avrebbero creato un programma per carpire dai database della KT nomi, codici fiscali, numeri di telefono, profilo professionale, indirizzo di casa e dati bancari. Tutte le informazioni sarebbero state poi vendute a compagnie di telemarketing per circa 10,7 milioni di dollari Usa.

E’ la seconda volta in due anni che la KT e i suoi clienti sono vittime di hakeraggio e furto di dati. L’autorità giudiziaria sta indagando per valutare un’eventuale negligenza della compagnia telefonica. L’incidente si somma al furto dei dati delle carte di credito il cui ultimo caso, quest’anno, ha portato le autorità di mercato sudcoreane a bandire tre compagnie del settore.

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Secondo i dati rilasciati nei giorni scorsi dall’Istituto di Statistica sudcoreano, il 2013 ha visto un aumento dello 0,9% dei consumi delle famiglie. La spesa mensile della famiglia media sudcoreana si attesta per il 2013 a 2.314 dollari. Pur trattandosi di un risultato con segno positivo, dai dati emerge che i consumi crescono sempre meno e, per la prima volta in dieci anni, non superano il tasso dell’1%. Nel 2012 la spesa era cresciuta dell’1,3% rispetto all’anno precedente.

Secondo gli analisti, alla base di questi risultati ci sarebbe la perdita di fiducia dei consumatori sudcoreani, la paura per la crisi internazionale e un mercato immobiliare in piena stagnazione. A conferma di ciò, dai dati emerge che le famiglie hanno speso in media nel 2013 il 71,5% del proprio reddito disponibile, rispetto al 72,4% del 2012 e a circa il 74/75% degli anni precedenti. Da un ulteriore dato reso pubblico, emerge che i consumi si sono ridotti soprattutto tra le fasce di reddito medio-alte, mentre rimangono pressoché stazionari per le fasce medio-basse.

 

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 Nell’immagine, il distretto finanziario di Seoul.

La capitalizzazione dei primi dieci conglomerati sudcoreani ha sofferto di un ribasso del 5,3% medio nell’ultimo anno, causato principalmente dalle perdite delle compagnie locali affiliate (compagnie nella cui compagine sociale i conglomerati possiedono meno del 50% delle quote). E’ quanto emerge dai dati resi noti questa settimana dalla Korea Exchange, la borsa sudcoreana.

Guida la classifica del peggior risultato il gruppo Hyundai Heavy Industries, azienda leader nella cantieristica navale, con uno scivolone del 15,4%, seguita dalla GS, compagnia del settore energetico e petrolifero, con una perdita del 10,07%. Più leggero il ribasso per il gruppo Samsung (-5,05%), e per la Hyundai Automotive Group (-2,5%). Bene invece il gruppo Hanjin, importante azienda del settore logistico, che migliora i risultati del 5% circa.

Nel periodo preso in esame dalla Korea Exchange il KOSPI, l’indice di borsa sudcoreano, è passato da 2.011,34 punti a 1.935,84 punti.

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Da Notizie Geopolitiche - Ha preso il via oggi al Cairo il terzo processo all’ex presidente Mohammed Morsi, espressione dei Fratelli Musulmani, rovesciato in seguito alle proteste della piazza da un colpo di Stato militare lo scorso 3 luglio: fra le accuse, che lo vedono sul banco degli imputati insieme ad altre 35 persone, ovvero ai vertici dello stesso partito, vi è quella di spionaggio finalizzato ad atti terroristici a favore del movimento palestinese di Hamas. Morsi deve rispondere anche dell’uccisione di due giovani nelle manifestazioni del 2011 contro il regime di Mubarak, in quello che fu il “Venerdì della rabbia”; alcuni capi di accusa contro di lui prevedono la pena di morte.

Nel frattempo è giunta da Taba, nel Sinai, la notizia di un’esplosione avvenuta su un autobus carico di turisti sudcoreani: almeno tre dei 30 viaggiatori sono rimasti uccisi dalla deflagrazione, mentre i feriti sarebbero 27.
Trovandosi la località vicino al confine israeliano, il governo di Tel Aviv ha inviato medici e mezzi di soccorso. Nella regione stazionano da tempo gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda, in più occasioni autori di attentanti nei confronti di obiettivi militari e governativi egiziani.

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Dopo lunghe ed estenuanti trattative, che hanno coinvolto con un ruolo di mediazione anche la Croce Rossa, Corea del Sud e Corea del Nord hanno raggiunto un accordo relativo alle riunioni delle famiglie separate dalla guerra del 1950-53. Gli incontri si svolgeranno nei pressi del Monte Kumgang, località vicina alla costa orientale, dal 20 al 25 febbraio.

L’ultimo incontro aveva avuto luogo nel mese di ottobre 2010 e, a causa delle crescenti tensioni degli ultimi anni, non ne erano stati organizzati altri. La questione riguarda circa 22.000 persone e per molti di loro (ormai molto avanti con gli anni) potrebbe essere l’ultima occasione per salutare i parenti divisi dal 38^ parallelo.

 

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Da Notizie Geopolitiche > Con un’azione esemplare le teste di cuoio libiche sono riuscite a liberare l’addetto commerciale sudcoreano Han Seok-Wo, rapito domenica scorsa a Tripoli da quattro sconosciuti nel caos che regna nel paese nordafricano, dove milizie autonome, gruppi di malviventi, cellule jihadiste e militari dell’ancien regime la fanno da padroni.
Ad annunciare la liberazione dell’uomo è stato il viceministro degli Esteri della Libia, Abdelrazak al-Gridi, il quale ha anche fatto sapere che Han Seok-Wo “sta bene e presto tornerà a Seul”.
Non si hanno invece ancora notizie dei due operai italiani rapiti venerdì scorso fra Derna e Bengasi, Francesco Scalise e Luciano Gallo.

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Un cittadino sudcoreano è stato rapito in Libia. Lo riferisce un’Ansa di questa mattina. Si tratterebbe di Han Seok-Woo, 39 anni, direttore della sede libica della Korea Trade Agency (KOTRA), agenzia del Ministero dell’Economia sudcoreano. L’uomo sarebbe stato prelevato ieri sera verso le 17,30 da quattro rapitori, ancora non identificati, nei pressi della sua abitazione di Tripoli. In Libia vivono attualmente circa 550 cittadini sudcoreani, quasi tutti operatori delle industrie petrolifere e delle costruzioni.

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La Presidente sudcoreana Park Geun-hye ha incontrato il Primo Ministro indiano Manmohan Singh nell’ambito di un vertice istituzionale bilaterale che si è svolto a New Delhi in questi giorni. I due leader hanno deciso di imprimere più forza sull’acceleratore delle relazioni economiche e diplomatiche.

Tra India e Corea del Sud è attualmente in corso un “Comprehensive Economic Partnership Agreement”, più brevemente CEPA, una tipologia di trattato internazionale commerciale che in molti casi rappresenta un trampolino di lancio per un successivo Accordo di Libero Commercio. A Seoul, l’upgrade dell’attuale trattato in un Accordo di Libero Commercio, rappresenterebbe una grossa opportunità per molte aziende sudcoreane di accedere con meno vincoli burocratici, fiscali e doganali ad un mercato composto da oltre un miliardo di abitanti, con una classe media in costante espansione. Attualmente, l’India è il dodicesimo partner commerciale della Corea del Sud; è già un partner importante dunque, ma la strada da percorrere è ancora lunga, e molte imprese sudcoreane ritengono ancora molto difficile e rischioso investire nel paese. Al ruolo economico dell’India si aggiunge la sua posizione strategica e geopolitica, dettaglio rilevante per un paese come la Corea del Sud che ha riscosso notevole successo negli ultimi anni nella regione del sud-est asiatico e dell’asia centro-settentrionale, ma che deve ancora consolidare posizioni nell’area del subcontinente indiano.

In un comunicato stampa congiunto, i due leader hanno riassunto i risultati del vertice. Di particolare interesse è la volontà delle due parti di lavorare ad una revisione dell’attuale trattato che, in primo luogo, possa prevenire la doppia imposizione fiscale. Durante il vertice è stato inoltre sottoscritto un accordo di cooperazione nel settore della difesa per la protezione delle informazioni militari, cui seguiranno, a cadenza regolare, incontri bilaterali a livello ministeriale. L’India ha inoltre garantito uno snellimento delle procedure di rilascio dei visti per favorire un maggiore scambio culturale e sociale tra i due paesi. Infine, anche in ambito scientifico, IT, ed energia nucleare i due paesi hanno promesso maggiori interazioni.

Come consuetudine, alle missioni diplomatiche sudcoreane partecipano anche importanti imprese private, a dimostrazione di come in Corea del Sud al liberismo si coniughi una buona dose di politica e strategia industriale pubblica, punto di forza di un paese che ha fatto scuola per i successi economici raggiunti negli ultimi decenni. A dimostrazione di ciò, accordi sottoscritti parallelamente al vertice diplomatico faciliteranno gli investimenti in India del conglomerato sudcoreano POSCO. La compagnia coreana aveva sottoscritto, nel 2005, un accordo con lo Stato indiano dell’Odisha relativo alla costruzione di un impianto industriale per la produzione di acciaio, progetto non ancora realizzato per problemi di natura amministrativa, risolti, a quanto pare, grazie ad interventi dall’alto.

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Il Korea Institute for Health and Social Affairs ha svolto un’indagine sull’appartenenza politica dei sudcoreani, registrando una diminuzione dei cittadini che si collocano tra i “liberal” (nella classica accezione anglosassone del termine) e una contestuale crescita dei moderati e dei conservatori.

L’indagine ha preso come punto di riferimento il triennio 2010-2013. Nel 2010 su circa 600 intervistati il 28,94% di essi si collocava tra i “liberal”, il 34,05% tra i moderati e il 30,46% tra i conservatori, la parte residua degli intervistati si collocava in aree politiche nettamente minoritarie. A distanza di tre anni, nel 2013, le percentuali dei “liberal” scendono al 24,10%, mentre i moderati e i conservatori salgono rispettivamente al 38,22% e al 34,75%. Il “centro” rimane, dunque, l’area politica più importante dell’elettorato sudcoreano.

Secondo gli analisti dell’Istituto che ha svolto l’indagine, l’erosione di consenso per la sinistra è determinata dalla grandi questioni della sicurezza nazionale, in primo luogo dalla preoccupazione per le minacce provenienti ormai a cadenza regolare dalla Corea del Nord. A ciò, vanno aggiunti l’avanzamento dell’età media della popolazione sudcoreana e la crisi delle nascite che, come in molti altri paesi, favorisce le forze politiche di centro e di centrodestra.

Attualmente, secondo il Korea Society Opinion Institute, il tasso di gradimento verso il Democratic Party (centrosinistra) è quotato circa 20 punti al di sotto del Saenury Party (centrodestra, attualmente alla guida del paese). Secondo gli analisti, il progetto avviato da Ahn Cheol-soo (un candidato “indipendente” delle scorse elezioni presidenziali, riformista), volto alla creazione di un nuovo partito, potrebbe favorire il recupero di una grossa fetta dell’elettorato attingendo alla vasta area politica del centro, che è notoriamente contraddistinta da un voto di opinione più flessibile e variabile, e attraendo al tempo stesso l’elettorato più “liberal”. In sostanza, se il centrosinistra vuole tornare alla guida del paese, deve guardare al centro.

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L’Isola di Jeju è da sempre meta preferita del turismo interno coreano. Negli ultimi anni sono aumentate anche le presenze dei turisti stranieri, in particolare cinesi, attirati dalla maestosità delle bellezze naturali e culturali di cui l’isola è giustamente fiera. Come spesso accade, pensiamo alla Toscana, il turismo favorisce l’arrivo di capitale straniero per investimenti di tipo immobiliare. Questo, succede anche a Jeju, dove l’interesse di privati e di fondi di investimento immobiliare cinesi cresce costantemente.

La posizione geografica dell’isola rende molto appetibile il mercato immobiliare locale per i cinesi. Jeju, infatti, dista solo un’ora di volo da Shangai, e il prezzo di un biglietto aereo è generalmente più basso di un biglietto per l’isola meridionale cinese di Hainan, altra meta dei turisti cinesi.

Le aree appartenenti ad investitori cinesi sono passate dai 49.000 mq di dicembre 2010 ai 485.000 mq di marzo 2013. Un esempio è il grande progetto immobiliare “Star of the Ocean”, sviluppato congiuntamente dall’azienda petrolifera cinese Chuandong Petroleum e dalla Samsung. La compagnia cinese Greenland Group ha invece investito circa 900 milioni di dollari nel progetto per la costruzione della “Greenland Korea Health and Tourism City”, che unisce aree residenziali ad aree commerciali, alberghi, strutture sanitarie e wellness.

L’aumento degli investimenti stranieri sull’isola ha fatto registrare negli ultimi anni un consistente aumento delle quotazioni immobiliari, generando forti preoccupazioni tra la popolazione locale, la quale ha manifestato più volte per chiedere al governo nazionale di Seoul una limitazione della presenza di investitori esteri sull’isola. La politica avviata nel 2010, tuttavia, va in direzione opposta e garantisce agli stranieri, con un investimento minimo sull’isola di 500.000 dollari, il permesso di soggiorno a tempo indeterminato, oltre che lo stesso trattamento riservato ai cittadini sudcoreani in ambito sanitario, educativo e professionale.

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L’immagine qui sopra (fonte Korea Herald) sintetizza un report rilasciato quest’oggi dal “Korea Institute for Health and Social Affairs (KIHASA)”, un think tank sudcoreano coordinato dall’Ufficio del Primo Ministro.

Dai dati diffusi, espressi nell’immagine, emerge come sia cambiata la società sudcoreana nei 20 anni compresi tra il 1990 e il 2010. Colpisce come, parallelamente ad una crescita economica pressoché continua (fatta eccezione per la crisi di fine anni ’90 e di quella del 2008, entrambe abilmente superate), sia diminuita la percentuale di famiglie collocate nella fascia media. Si è passati da una percentuale del 74,47% ad una del 67,33%. I “fuoriusciti” della classe media ricadono in maggior numero nella classe più bassa, che registra un aumento dal 7,34% al 12,24%, mentre la parte residua va a collocarsi nella classe più alta, che vede un incremento dal 18,20% al 20,43%. La società sudcoreana di oggi, dunque, appare più polarizzata che in passato, con un maggiore contrasto tra redditi più alti e redditi più bassi e con una contestuale erosione della classe media. Si tratta, tuttavia, di un’erosione piuttosto limitata, soprattutto se paragonata ai cambiamenti e alla crescita delle disparità sociali che sta colpendo i collaudati welfare state europei, in primis l’Italia.

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La Presidente Park ha comunicato nel corso di una conferenza stampa svoltasi alla DMC Tower di Seoul una nuova iniziativa tesa a favorire le piccole e medie imprese sudcoreane, mettendo a loro disposizione un database integrato recante tutti i “Memorandum of Understanding” di natura economico-commerciale, e relativi protocolli di attuazione, siglati dal governo nell’ambito dei summit diplomatici con gli altri paesi.

Le piccole-medie imprese sudcoreane sono oltre 3 milioni e rappresentano una grossa quota del totale. Tuttavia, sono ancora oggi scarsamente export-oriented: soltanto 86.000 di loro esportano i loro prodotti o servizi all’estero. E’ molto dura la competizione con i “Chaebol”, i grossi conglomerati che dominano la scena non solo nel mercato domestico ma anche in quello straniero.

L’iniziativa dell’amministrazione sudcoreana rientra nella strategia, già designata nel programma elettorale della Park, di favorire un maggiore sviluppo delle piccole e medie imprese nel tentativo di creare un mercato più equilibrato e forte, ancora oggi dominato dai grandi gruppi storici del paese (Hyundai, Samsung, LG, POSCO…) che operano in tutti i settori manifatturieri e nei servizi. Nel corso delle stessa conferenza, la Park ha sottolineato che le eliminazioni delle barriere tariffarie operate dagli Accordi di Libero Commercio favoriranno le imprese di minori dimensioni non solo nella manifattura, ma anche nel settore agricolo, in quello dei servizi e dei contenuti culturali.

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La Corea del Sud ha ridefinito il piano energetico nazionale con un ribasso della quota di energia nucleare. Il precedente piano, elaborato dal Governo nel 2008, prevedeva per l’atomo una quota del 41% sull’intero fabbisogno energetico del paese, con un obiettivo temporale al 2035. Stando ai nuovi dati rilasciati nei giorni scorsi dal Ministero dell’Energia, il target è destinato a scendere, sempre nel 2035, al 29%. Ma questo dato non deve ingannare. A determinare l’apparente ridimensionamento è la domanda crescente di energia: a parità di produzione, con una domanda maggiore, la quota non può che declinare.

Il Governo, dunque, non “ripensa” il nucleare, al contrario. In Corea del Sud operano attualmente 23 impianti nucleari a cui si aggiungeranno altri 11, di cui 5 già in fase di costruzione. Ma questo incremento non basta. Alcuni dei vecchi reattori andranno chiusi nei prossimi anni, anche a causa degli scandali che hanno coinvolto negli ultimi due anni (corruzione e falsi certificati di sicurezza) la Korea Electric Power Corp (KEPCO), società statale che gestisce gli impianti.

Secondo Roh Dong Seok, analista del Korea Energy Economics Institute, la Corea del Sud dovrebbe mettere in cantiere altri 6 impianti oltre a quelli già progettati e in fase di costruzione. Per il parlamentare dell’opposizione Lee Won Wook, l’obiettivo del 29% potrà essere raggiunto portando il numero totale di impianti a 45. A questo proposito, durante l’audizione all’Assemblea Nazionale, il Ministro dell’Energia non ha specificato di quante centrali la Corea del Sud avrà bisogno nel 2035 e quante, di nuove, dovranno essere implementate per raggiungere il target prefissato, subordinando la decisione al numero dei reattori in fase smantellamento.

Lo scandalo dei falsi certificati che ha colpito la KEPCO e il grave incidente nucleare di Fukushima hanno influenzato negli ultimi anni l’opinione pubblica sudcoreana sulla questione nucleare e sui rischi connessi. In un sondaggio del marzo 2013 (Hangil Research) il 63% degli intervistati considerava gli impianti nucleari sudcoreani pericolosi. Secondo un altro sondaggio della Korean Federation for Environmental Movement, reso pubblico lo scorso novembre, lo stato degli impianti preoccupa il 77,8 degli intervistati.

Pubblicato anche su Notizie Geopolitiche.

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Nell’immagine (Yonhap), gruppi conservatori manifestano contro il prete Park Chang-shin.

La battaglia continua. La manifestazione organizzata dai cattolici sudcoreani il 22 novembre scorso, di cui ho scritto in un precedente post,  ha causato un’ondata di polemiche che rischia di degenerare in una nuova caccia alle streghe.

I fatti: subito dopo la citata manifestazione del 22 novembre, gruppi conservatori avevano espresso forti critiche verso alcuni esponenti della Chiesa cattolica sudcoreana, accusandoli di fare propaganda in favore della Corea del Nord. A ruota sono arrivate le forti critiche del Ministro della Difesa e della stessa Presidente Park Geun-hye, la quale ha affermato che “non saranno tollerati tentativi di divisione sociale e commenti che indeboliscono l’unità nazionale”.

Oggi, la magistratura sudcoreana ha comunicato che il sacerdote Park Chang-shin è stato formalmente posto sotto indagine per violazione della Legge per la Sicurezza Nazionale, la quale proibisce le attività pro Corea del Nord. Il sacerdote è accusato di aver giustificato l’attacco nordcoreano del 2010 contro le isole sudcoreane di Yeonpyeongdo, a seguito del quale erano deceduti due civili e due militari.

Contro il prete incriminato si sono scagliati anche alcuni membri della Chiesa, i quali lo hanno accusato di generare disordini non solo nel paese ma all’interno della Chiesa stessa, tanto che parrebbe essere al momento al vaglio una possibile denuncia presso gli organi competenti del Vaticano.

Questa “spy story” in salsa coreana, che ha visto il coinvolgimento dei servizi segreti nell’ultima tornata elettorale, dura ormai da molti mesi, rendendo il clima politico sudcoreano sempre più teso. Il solco tra forze conservatrici e forze progressiste è sempre più profondo e l’atmosfera politica generale sempre più irrespirabile. 


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Nell’immagine, la manifestazione del 22 novembre.

Il coinvolgimento del NIS (National Intelligence Service) nell’ambito delle ultime elezioni presidenziali sudcoreane, di cui ho già più volte parlato in precedenti post, continua ad essere nell’occhio del ciclone, perlomeno tra chi ritiene che in un paese democratico i servizi segreti debbano occuparsi di sicurezza nazionale senza “fare politica”.

Secondo notizie delle ultime ore, i magistrati che indagano sul fatto avrebbero trovato nuove prove a carico del NIS e dei suoi agenti, prove che farebbero emergere un coinvolgimento “scientifico” dei servizi nell’ultima tornata elettorale. Pare sempre più difficile per il NIS sostenere essersi trattato soltanto di alcune mele marce all’interno delle sue strutture.

In dettaglio, sarebbero circa 1,2 milioni i Tweets disseminati dal NIS, tra questi circa 27.000 sarebbero i messaggi originali, poi oggetto di Retweets. Gli investigatori sospettano che il NIS abbia utilizzato dei Twitterbots, programmi che automaticamente ritwittano dei messaggi originali tramite dei falsi account, in genere molto utilizzati anche per la diffusione di messaggi spam.

Nel frattempo, continuano le manifestazioni di protesta. Molto attiva, la Chiesa cattolica sudcoreana che già in passato aveva avuto modo di criticare il NIS e la neo Presidente Park Geun Hye. Ieri i cattolici coreani sono tornati alla carica, e i sacerdoti della Catholic Priests’ Association for Justice (CPAJ) hanno manifestato davanti alla cattedrale di Gunsan, definendo le ultime elezioni illegali e chiedendo a gran voce le dimissioni della Presidente Park.

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Il “datagate” conferma di essere una mina vagante pronta ad esplodere a qualsiasi latitudine del globo. Anche a nord, e a sud, del 38mo parallelo.

Secondo i documenti top secret resi pubblici negli ultimi giorni dal New York Times, la Corea del Sud sarebbe presente dal 2007 nella lista dei 33 paesi, comprendente sia alleati che nemici, oggetto di “particolare interesse” da parte della National Security Agency (NSA).

Il documento, denominato “SIGINT Mission Strategic Plan”, ha come oggetto gli obiettivi strategici delle attività di intelligence per il quinquennio 2008-2013. Dal documento emerge chiaramente che l’interesse dei servizi americani non era rivolto solo verso la Corea del Nord, come era del resto presumibile, ma anche verso lo storico alleato del Sud.

Il documento contiene una lista di sedici “missions”, dall’antiterrorismo alla politica estera, ognuna delle quali divise in “focus areas”, relative alle minacce considerate più serie per la sicurezza nazionale, e in “accepted risks”, riguardanti i rischi più lievi, strategicamente inevitabili e accettabili in un contesto più generale di relazioni internazionali. 

La Corea del Sud è inserita in quattro delle sedici missioni: rischi per le truppe USA, tecnologia strategica, politica estera e attività di intelligence straniera.

Bisogna premettere che, all’epoca della stesura del SIGINT (2007), Corea del Sud e Stati Uniti erano coinvolti in negoziati diplomatici molto complessi, fra cui, solo per citare degli esempi, quelli per la sottoscrizione di un Free Trade Agreement, i “Six Party Talks” per il programma nucleare nordcoreano, il trasferimento dei poteri di controllo delle operazioni militari in caso di guerra con il Nord, e la presenza delle truppe sudcoreane in Iraq. 

Analizzando il documento, degno di menzione è in primo luogo il posizionamento di Seoul nella focus area della categoria “rischio per le forze USA”Nella sezione in esame viene specificato che oggetto di interesse sono le posizioni sudcoreane in relazione all’OPLAN 5027. Con questo acronimo si identifica il protocollo congiunto tra Stati Uniti e Corea del Sud recante i dettagli delle operazioni di guerra in caso di attacco. Il protocollo OPLAN 5027 è stato oggetto di accese discussioni tra i due paesi durante la presidenza di Rho Moo-Hyun, ed è stato successivamente sostituito con l’OPLAN 5029 sotto l’amministrazione Lee Myung-Bak. 

Per la missione relativa alle tecnologie emergenti strategiche, la Corea del Sud risulta essere un sorvegliato speciale unitamente a Russia, Cina, India, Giappone, Germania, Francia, Israele, Singapore e Svezia. Il documento definisce le tecnologie strategiche come “tecnologie critiche che potrebbero recare un vantaggio strategico militare, economico e politico” al paese straniero. Si parla, nello specifico, dei settori del computing, dell’information technology, delle nanotecnologie,  della tecnologia anti-radar e più in generale delle nuove tecnologie con applicazioni in campo militare. 

A sorpresa, anche la politica estera della Corea del Sud non sembra rassicurare la NSA e, insieme ad altri paesi come Arabia Saudita, Cina, Russia, Pakistan e Corea del Nord,  viene considerata come potenziale minaccia per le posizioni, gli obiettivi, i programmi, e le azioni espresse dal governo, anche nell’ambito di organizzazioni multilaterali. Posizioni e azioni che potrebbero avere un significativo impatto sugli interessi strategici degli Stati Uniti. 

Di rilevante interesse appare, infine, l’inserimento della Corea del Sud nella sezione del documento dedicata all’intelligence straniera e alle attività di controspionaggioA tener compagnia alla Corea del Sud ci sono paesi ben poco rassicuranti per gli USA, come Iran, Corea del Nord, Cuba, storici nemici, ma anche un altro paese alleato come la Francia. Evidentemente, la NSA ritiene che Seoul abbia condotto operazioni di spionaggio nei confronti degli Stati Uniti e delle sue strutture governative, militari, scientifiche e tecnologiche. Questo è scritto chiaramente nel documento.

Pubblicato anche su Notizie Geopolitiche.

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Secondo i dati rilasciati dall’Istituto Nazionale di Statistica sudcoreano, il tasso di inflazione dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,7% a ottobre di quest’anno rispetto all’anno precedente. Si tratta del tasso di inflazione più basso registrato nel paese negli ultimi 14 anni

Nello specifico, i maggiori aumenti sono stati registrati nelle utilities come il gas ad uso domestico con un +5,2%, e l’elettricità (+2%). Nella valutazione di un altro dato molto importante – gli affitti di immobili ad uso abitativo – si nota che l’affitto mensile sale dell’1,6%, mentre risulta superiore l’inflazione per gli affitti a deposito con il sistema “Jeonse” (un contratto di locazione tipico del sistema legale sudcoreano e molto diffuso nel paese) che crescono del 3,1%. 

Tuttavia, a calmierare il tasso di inflazione sono altri prodotti inseriti nel paniere preso in considerazione dall’Istat coreano. Si tratta di prodotti che influiscono notevolmente sulla spesa dei consumatori coreani. Stando ai dati resi pubblici, infatti, calano nettamente i prezzi di alcuni prodotti alimentari, in particolare verdure fresche (-17,8%), frutta (-10,6%), altri cibi freschi (-16,2%). Scendono anche i prezzi di benzina (-1,7%) e diesel (-1,5%).

 Pubblicato anche su Commercio Internazionale.

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