La Commissione Europea ha presentato nei giorni scorsi un bilancio sull’Accordo di Libero Scambio con la Corea del Sud, a cinque anni dall’entrata in vigore del 2011.

La Corea del Sud rappresenta il nono mercato per le esportazioni dei paesi UE. L’accordo ha soppresso o ridotto bilateralmente i dazi all’importazione sulla maggior parte dei prodotti oggetto di scambio, semplificato gli ostacoli amministrativi, favorito la liberalizzazione dei servizi, degli appalti pubblici e degli investimenti, e fornito garanzie in materia di concorrenza e protezione della proprietà intellettuale.

Secondo i dati resi pubblici, le esportazioni dell’Unione Europea verso la Corea del Sud hanno registrato un incremento del 55% e, contestualmente, le aziende europee hanno risparmiato circa 2,8 miliardi di Euro grazie all’eliminazione o riduzione dei dazi doganali. L’interscambio di merci ha raggiunto la cifra record di 90 miliardi di Euro nel 2015.

La quota maggiore dell’export UE verso la Corea del Sud è oggi rappresentata dai settori dei macchinari, automobili, chimico, farmaceutico, materiali da trasporto, alimenti. Nello specifico, le vendite di automobili UE sono triplicate in cinque anni. L’incremento è stato del 35% annuo per i primi tre anni, e del 61% nel quarto anno. Sull’opposto versante, le esportazioni sudcoreane verso la UE hanno registrato un +53% passando da 300 mila ‘pezzi’ a 339 mila. Le esportazioni di componenti auto UE sono aumentate del 18%, mentre le importazioni dalla Corea hanno segnato un +36%.

Unico dato negativo, come sottolinea Bruxelles, è rappresentato dal 35% delle imprese UE che esportano in Corea del Sud senza richiedere il trattamento privilegiato previsto dall’Accordo, trattamento che garantirebbe la riduzione o l’eliminazione delle tariffe doganali. Ciò è forse dovuto alla mancanza di informazione o alle difficoltà burocratiche delle imprese più piccole.



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